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Russia, arrestate le "Pussy Riot": punk anti-Putin

Decine di persone hanno protestato di fronte alla questura di Mosca, ma anche di fronte alle chiese ortodosse della città, per chiedere la scarcerazione di due delle componenti del gruppo punk femminista delle Pussy Riot che sono state arrestate lo scorso fine settimana in seguito alla performance ("preghiera punk") lo scorso 21 febbraio nella cattedrale di Cristo il salvatore per protestare contro il sostegno assicurato dalla chiesa ortodossa a Vladimir Putin. Nadezhda Tololonnikova e Maria Alyokhina dovranno rimanere in carcere in attesa di processo per l’accusa di teppismo, fino al 24 aprile. E rischiano una condanna fino a sette anni di carcere. Le due musiciste, mamme di bimbi di quattro e cinque anni, hanno iniziato in carcere uno astensione dal lavoro della fame. Il sostegno nei loro confronti cresce anche sulla rete, dove una petizione per la loro scarcerazione è stata firmata da tremila persone. Le ragazze della band si esibiscono sempre con un passamontagna colorato (oltre che con mini abiti e calze altrettanto colorate). La loro ultima esibizione ha destato tanto scalpore che perfino il premier eletto presidente Vladimir Putin ne ha parlato oggi, come di un evento «sgradevole per tutti i credenti». «Il nostro gruppo ha da tempo fatto arrabbiare le autorità, soprattutto dopo la canzone "Putin ha paura" (che era stata cantata sulla Piazza rossa, ndr)», scrivono le ragazze della band collettivo sul sito del gruppo. «Noi non ci arrendiamo e non abbiamo intenzione di interrompere le nostre attività: abbiamo già scritto una nuova canzone e ora stiamo aspettando il momento giusto per parlare».