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La verità sulle sanzioni alla Russia, che non fanno danni

A cadenza oramai pressoché semestrale siamo costretti a tornare sul tema delle sanzioni economiche comminate dall’Unione europea alla Russia, nell’intento di chiarire i termini della vicenda e le reali conseguenze economiche degli embarghi reciproci. Era necessario fino a qualche mese fa, quando in Italia vi era un esecutivo europeista, ma circolavano comunque informazioni errate ed è necessario adesso, ancor di più, quando il governo italiano è fieramente sovranista e chiaramente antieuropeista ed utilizza qualsiasi argomentazione per provare ad accendere la miccia e minare le relazioni tra l’Italia e l’Unione europea.

Proviamo quindi a smontare il castello di carta costruito su analisi parziali ed opinioni, piuttosto che su fatti e cifre. Proviamo a farlo andando per gradi, cercando di capire per modello chi ha comminato cosa e le reali conseguenze delle azioni in termini economici.

Si tratta del decreto n. 560 con il quale si blocca, appunto, l’importazione di prodotti alimentari, tra cui formaggi e latticini, carne e pesce, frutta e verdura da Europa, Canada, Stati Uniti ed Australia.

nella Federazione e comprende oltre a prosciutti e formaggi, anche e soprattutto vino ed alcolici, pasta ed olio, mai toccati comunque dalle sanzioni russe.

, fino a sfiorare un valore di 800 milioni di euro. Parliamo comunque di un Paese, la Russia, che seppur interessante per il Made in Italy, rappresenta appena il due per cento del totale delle vendite delle aziende alimentari italiane nel mondo. Secondo i dat

, l’export italiano del settore alimentare va comunque a gonfie vele ed ha toccato, nel 2017, la cifra record di 41 miliardi di euro, due terzi dei quali realizzati in Europa, con alla testa le esportazioni in Germania per 7 miliardi di euro e in Francia per 4.5 miliardi, seguiti da Stati Uniti e Gran Bretagna, rispettivamente con 4 e 3.5 miliardi di euro.

relativi ad acquisti di alcuni prodotto come calzature, abbigliamento o prodotti elettronici, quando, comunque, siano presenti sul mercato degli analoghi russi disponibili. Il punto è che, spesso, gli analoghi russi disponibili non vi sono. La