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La Russia oltre la frontiera

Un viaggio, mille avventure. Lanciarsi alla scoperta della Terra degli Zar può risultare un’esperienza unica, resa ancora più speciale se affrontata a bordo di un camper. Con questo pezzo inauguriamo il nuovo blog “On the road”, il diario di viaggio di Agnese Palma

Andare a Mosca via terra, su quattro ruote, tremilacinquecento chilometri, è lunga anche da dire. Partire è un po' come rinascere, diceva una grande viaggiatrice del secolo scorso, Ella Maillard, e chi è affetto da questa malattia sa cosa significa.

Dopo aver rischiato di non partire per problemi vari, io e Ivano siamo doppiamente contenti, come bambini, nell'avviarci con un solo giorno di ritardo. Il visto turistico per la Russia di quattro persone è costoso, va richiesto a giorni fissi e quindi dobbiamo essere dentro, ma soprattutto dovremo essere fuori, nelle date stabilite. Si poteva accorciare qualche centinaio di chilometri, ma un itinerario passava dall'Ucraina in guerra e l'altro dalla Bielorussia che richiede anch'essa un visto costoso.

Tra una tana e un senso alternato per lavori in corso arriviamo faticosamente alla frontiera con la Russia. Solita fila inesauribile di TIR, ma per le macchine si arriva subito ai box. Dopo un'ora e quarantacinque minuti superiamo tutti i test delle pratiche burocratiche dei due paesi, timbri, moduli da riempire e ripetute ispezioni del camper. Ero convinta di dover abbandonare una buona parte del contenuto del frigo, ovvero alcune buste di affettati italiani, latte fresco e uova, come da cartello esposto, invece la doganiera chiede solo se portiamo fiori, patate e alcolici, e si diverte un mondo a vedere l'intimo del camper. Dobbiamo aprire il cofano per far vedere il motore. Cosa si può nascondere in un motore?

Ormai sono quasi certa, dopo aver visto l'ilarità della doganiera russa e la sorpresa di un doganiere georgiano alla vista del bagno, che queste ispezioni siano dovute più alla curiosità che alle necessità di controllo, che avviene con sguardi veloci e distratti al contenuto degli armadietti. Che strana questa famiglia che non viaggia in aereo come i connazionali e si porta dietro la casa!

Dalla frontiera a Mosca sono 600 km lungo una strada dritta, piatta e senza una curva, ben asfaltata e dotata di stazioni di servizio; il gasolio costa 35 rubli, ovvero 50 centesimi al litro, ottima notizia.

Fermandoci per la sosta notturna in una vecchia stazione con motel decidiamo di provare la cucina della signora Svetlana, se vale anche qui il luogo comune sulla frequentazione dei camionisti, molto numerosi. Da domani non potremo permetterci di mangiare nei carissimi ristoranti della capitale; qui con venti euro ceniamo in quattro con borsch, solyanka, carni varie e patate, ben cucinati. Hanno anche la Coca Cola, che credevo bandita per le sanzioni.

Sul tavolo, tra vari giornali, vedo una copia datata 2015 di un quotidiano nazionale, Sovietskaia Rossia (Russia Sovietica). La signora Svetlana, pur gentilissima e compiaciuta per gli apprezzamenti sulla cucina, non mi accorda il permesso di prenderla, guardandomi pure male, quasi volessi portarmi via un lembo della sacra sindone. Che se ne fa di un quotidiano vecchio?

Lungo la strada troviamo in vendita, su bancarelle improvvisate, grossi pesci di fiume affumicati o salati, da mangiare con una strana salsa bianca, che non ci azzardiamo a provare.

Le contadine russe se ne infischiano degli animalisti: in qualche bancarella vendono, oltre a gilè e cappelli di pelliccia vera, anche animali impagliati: faine, una lince, un lupo e addirittura un orso!

Il nostro acquisto si orienta per un bel secchiello di funghi porcini freschi da una simpatica signora con figlie bionde e sorridenti che ci spiega in russo le varie specie del loro raccolto. Ovviamente non capiamo niente, ma riconosciamo pregiate varietà di ovoli e porcini.

Ci fermiamo a fotografare un grande memoriale della seconda guerra mondiale, con una bella statua in bronzo di una donna che sorregge un bambino morente. Da qui passò l'esercito tedesco alla conquista della Russia, e anche qui ha lasciato la sua scia di atrocità. Le mie cognizioni di russo sono troppo scarse per capirci qualche cosa, ma la lista di nomi ed età dice tutto: Aleksei 13 anni, Igor 1 anno, Anna 39 anni, e così via per una trentina di nomi. Un uomo sta tagliando l'erba, le panchine sono dipinte di fresco, le lampade del vialetto tutte integre.

Ci tengono ai loro monumenti ai caduti, anche quelli sperduti nel nulla come questo. Non ne vedremo mai uno abbandonato o imbrattato, nemmeno nei paesini o nelle campagne.