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Russia: passano le prime prove cliniche su di un virus antitumorale basato sul vaiolo

Un virus sviluppato per il trattamento del carcinoma, realizzato presso l'Istituto di Biologia Chimica e Medicina Fondamentale di Novosibirsk, avrebbe superato con successo i test preclinici, ha affermato ai giornalisti Vladimir Richter, vicedirettore dell'Istituto.

l'Istituto di Biologia Chimica e Medicina Fondamentale, del dipartimento siberiano dell’Accademia delle Scienze Russa, afferma, per voce del vicedirettore professor Vladimir Richter, di aver messo a punto un metodo innovativo per combattere il cancro e che le prime prove cliniche ne dimostrerebbero capacità potenziali estremamente promettenti.

Si tratta di un metodo basato sul virus del vaccino del vaiolo. Un virus del vaiolo quindi già molto più debole, sul quale sono stati eseguiti ulteriori interventi di ingegneria genetica per renderlo, detto in parole semplici, il ‘killer’ ideale per i carcinomi ma non in grado di assaltare anche le cellule sane.

l'Istituto prevede di presentare i documenti al Ministero della Salute della Federazione la prossima settimana per ottenere l'autorizzazione per la prima fase della sperimentazione clinica vera e propria.

"Il primo stadio sarà una valutazione della sicurezza del farmaco sull'uomo, la sperimentazione verrà effettuato a San Pietroburgo (...) Abbiamo già un pacchetto completo di documenti per la realizzazione della prima fase clinica. La Vector-BiAlgam, con sede a Novosibirsk, prevede di produrre il farmaco", ha affermato Richter.

Lo scienziato ha aggiunto che questa prima fase di sperimentazione clinica potrà richiedere un anno e mezzo. Nel caso si riuscisse ad avviarla in autunno, potrà quindi essere completata entro la metà del 2022.

"Insieme alla Vector abbiamo creato un virus basato sul virus del vaccino contro il vaiolo. Dal genoma di questo virus, con cui molti di noi sono stati vaccinati, abbiamo eliminato due geni responsabili della sua virulenza, rendendolo quindi meno pericoloso per noi, e abbiamo incorporato altri due geni che invece ne migliorano l'attività oncologica", ha detto Richter.

Il professore ha spiegato che quando il virus così modificato viene iniettato nel corpo, trova una cellula tumorale, la infetta e inizia a moltiplicarsi in essa. Al contrario, in alcun altra cellula se non tumorale sarebbe in grado di fare la stessa cosa. Pertanto, il virus sarebbe in grado di produrre proteine ​​che uccidono la cellula cancerosa, riesce a moltiplicarsi in questa, entra poi nel flusso sanguigno, inizia a diffondersi in tutto il corpo, e va infine alla ricerca di altre cellule tumorali dove potersi moltiplicare finché non le infetta tutte e il paziente, in teoria, potrebbe persino salvarsi dalle metastasi.

"Di conseguenza, abbiamo un farmaco che sopprime efficacemente il tumore principale, cerca e inibisce la crescita delle metastasi ed è essenzialmente un farmaco autoproducente. Cioè, in teoria, una singola iniezione di esso nel corpo ci consentirebbe di mantenere la sua attività antitumorale per un periodo di tempo sufficientemente lungo", ha aggiunto lo scienziato che spiega come il farmaco sarebbe stato sviluppato contro il cancro al seno, ma studi preclinici dimostrerebbero che sarebbe efficace anche contro gli altri tipi di cancro.

Vaiolo, vaccino del vaiolo e laboratori

ll vaccino del vaiolo fu il primo vaccino efficace mai sviluppato. Venne introdotto dal medico e naturalista britannico Edward Jenner nel 1798. Jenner studiava le tecniche di variolizzazione in uso in Cina e India già da secoli. Mettendo a contatto i soggetti da immunizzare con del materiale prelevato da lesioni vaiolose di pazienti non gravi, in oriente avevano capito da tempo che l’infezione della forma lieve, avrebbe permesso di ottenere l’immunità dalla forma grave. Il tasso di mortalità tuttavia era ancora troppo alto affinché tale tecnica potesse venire accettata in Europa. La soluzione apparve al Jenner quando notò delle mungitrici che si erano infettate con il vaiolo bovino e in seguito non svilupparono il vaiolo umano. Da lì nacque il vaccino (la parola viene appunto da vaiolo vaccino – della vacca) che permise di eradicare completamente il virus che nella sua storia fece centinaia di milioni di morti, nei primi anni ’80 del secolo scorso.

Dopo l’eradicazione il vaiolo venne conservato solo nei laboratori ma un grave incidente alla Facoltà di Medicina dell'Università di Birmingham nel 1978 convinse a distruggere tutte le riserve conosciute di vaiolo o a trasferite in uno dei due soli laboratori di riferimento dell'OMS dotati di un livello di sicurezza sufficiente: il CDC di Atlanta, negli Stati Uniti, e il Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia VECTOR di Kol'covo, in Russia.

Da allora è in corso una forte discussione nel mondo accademico e politico sull’opportunità o meno di conservare ancora in questi due laboratori gli ultimi campioni di questo virus, per il quale oramai l’immunizzazione di gregge non esisterebbe più dato che il vaccino non viene più fatto da quando è stato eradicato. Da una parte si sostiene che conservarlo sia un pericolo inservibile, dall’altra si sostiene che sia necessario per scopi di studio.