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Usa accusano Russia e Cina di aver impedito dichiarazione sull'Iraq all'Onu

Gli Stati Uniti hanno imputato la Russia e la Cina di aver impedito una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnala l'agenzia Reuters.

La rappresentanza americana al Palazzo di Vetro ha dichiarato che 27 Paesi hanno evidenziato "l'inviolabilità degli edifici diplomatici e consolari" dopo l'attacco all'Ambasciata americana a Baghdad, "in contrapposizione al silenzio dei due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Russia e Cina".

Secondo l'agenzia, questo tipo di dichiarazioni vengono approvate all'unanimità.

Escalation in Iraq

Il 29 dicembre le forze statunitensi hanno colpito obiettivi del gruppo sciita Kataib Hezbollah in Iraq e Siria. Il Pentagono ha spiegato la mossa come una reazione all'attacco del movimento filo-iraniano alla base irachena vicino a Kirkuk, dove un cittadino americano ha perso la vita e 4 soldati americani sono rimasti feriti.

Dopo i raid di ritorsione americani, è scoppiata la rabbia degli sciiti iracheni, che hanno preso d'assalto l'ambasciata statunitense a Baghdad. Washington ha risposto con l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, considerato la mente delle rivolte sciite.

Baghdad ha giudicato il raid mirato contro Soleimani una violazione delle condizioni per il dispiegamento dell'esercito americano in Iraq.

Baghdad: via truppe Usa dall'Iraq

Il Parlamento iracheno ha votato una risoluzione all'unanimità in cui si chiede al governo di ottenere il ritiro delle truppe americane. Successivamente il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato l'Iraq di sanzioni in caso di azioni ostili delle autorità del Paese.

A sua volta l'inquilino della Casa ha sottolineato di essere pronto ad imporre all'Iraq sanzioni "che non avevano mai visto prima" ed ha aggiunto che le forze armate statunitensi non sono intenzionate a lasciare il Paese fino a quando Baghdad non pagherà la base aerea costruita dagli americani.

Consigliere ayatollah Ali Khamenei promette agli Usa risposta militare

Il consigliere militare della guida suprema iraniana Hossein Dehghan ha annunciato in un'intervista alla Cnn i preparativi per colpire strutture militari statunitensi in risposta all'assassinio a Baghdad del generale Qasem Soleimani da parte delle forze statunitensi.

"Proprio l'America è stata a dare il via alla guerra. Pertanto deve ricevere una risposta meritevole alle sue azioni", ha detto alla Cnn.