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Giganti? Antropomorfi? Da guerra? Di quali robot dispone la Russia

Il personaggio del film Io Robot diceva che un giorno avremmo rammarico i buoni e vecchi tempi in cui le persone uccidevano altre persone. Un pensiero sanguinario, ma forse giustificato. Finché ai robot saranno affidate mere funzioni utilitarie, l’ultima parola a livello strategico continuerà ad averla l’uomo.

Al poligono di Chebarkul del Ministero russo della Difesa si sono tenuti i test dell’innovativo robot da combattimento Marker. Gli sviluppatori si sono posti l’obiettivo di ideare soluzioni tecnologiche che mettessero in comunicazione i robot di terra, gli aeromobili a pilotaggio remoto e le forze speciali. Marker non sarà mandato su un vero campo di battaglia, ma si prevede che nel 2021 sarà consegnato al Ministero russo della Difesa.

L’esercito russo si aspetta un’invasione di robot?

Il tema della robotizzazione dell’esercito ha sempre goduto di grande successo perché i lettori di norma preferivano leggere di una futura “guerra dei transformer” piuttosto che del nuovo modello dell’ennesima corvetta. Tuttavia, di solito il tema dei robot viene trattato in maniera fin troppo letterale. Cerchiamo di capire perché.

Nel 2006 durante una conferenza stampa venne chiesto scherzosamente a Vladimir Putin quando i confini russi sarebbero stati presidiati da “giganti robot antropomorfi da combattimento”. Il presidente rispose che in linea di principio si trattava di uno scenario possibile, ma irrealizzabile senza il contributo umano e che, dunque, “fondamentale sarebbe sempre e comunque stato l’ufficiale frontaliero”. Il concetto stesso di “gigante robot antropomorfo da combattimento” è diventato un meme, ma questo non significa che la robotizzazione delle forze armate sia un tema poco serio.

​A novembre 2019 Putin ha dichiarato che il nuovo programma statale per gli armamenti in ottica 2033 dovrà prevedere un’estensione delle categorie di armamenti laser e ipersonica, nonché delle categorie comprendenti i robot da combattimento e gli aeromobili a pilotaggio remoto. Si ritiene che entro il 2025 in Russia si creeranno e si cominceranno ad utilizzare nelle forze armate robot di nuova generazione in grado di portare a termine missioni in totale autonomia e con la minima partecipazione di un operatore da remoto. Si prevede che questi robot saranno tra l’altro equipaggiati con fucili d’assalto e mortai da 120 mm. Ma com’è la condizione oggi?

Nel caso dei sistemi “tradizionali” (cfr. infra per i sistemi strategici) i robot sono e saranno utilizzati su ampia scala.

Un sapeur intelligente e un ricognitore ben equipaggiato

Ormai neppure uno mette più in dubbio la necessità di aeromobili robot destinati all’aviazione. Le missioni d’assalto e di ricognizione non possono ormai più essere portate a termine autonomamente dalle piattaforme robot volanti. Chiaramente, però, queste missioni sono generalmente guidate da operatori a distanza. A breve termine si renderà fondamentale l’addestramento dei robot alle tattiche di combattimento aereo e alle operazioni congiunte con gli aeromobili guidati. In tal senso aumenterà in maniera rilevante il ruolo delle attività svolte in autonomia dagli aeromobili a pilotaggio remoto poiché non sempre la reazione dei piloti-operatori può rivelarsi altrettanto decisa di quella di un’intelligenza artificiale.

Se prendiamo, invece, in considerazione mezzi terrestri, l’ambito di utilizzo ad essi dedicato è lo sminamento. I robot sminatori della famiglia Uran fanno già parte degli armamenti dell’esercito russo. Un sapeur intelligente è in grado di operare fino a 1 km dall’operatore e il suo compito principale è creare corridoi sicuri all’intimo dei campi minati.

Sui veicoli cingolati a pilotaggio remoto Platforma-M è possibile installare strumentazioni di ricognizione o armi da fuoco fino a 300 kg di peso. Questi veicoli, inoltre, sono in grado di operare fino a 1,5 km dall’operatore. Di rilievo è anche un sistema analogo, l’Argo, il quale in date situazioni riesce ad essere impiegato con successo alla stregua di un veicolo di pattugliamento o di concerto con divisioni della fanteria motorizzata. Lo svantaggio principale di questi sistemi è la necessità di un pilotaggio remoto. Nel caso di scontro con un avversario tecnologicamente avanzato, questi mezzi potrebbero rivelarsi inutili e persino poco sicuri: infatti, qualora l’avversario “intercettasse” la piattaforma robot, potrebbe disattivarla o dirottarla contro i suoi precedenti “proprietari”.

A mio avviso, fonte di timore è anche la logica dell’autonomia che caratterizza questi robot: ad modello, quale carro armato sarà identificato dal robot come amico e quale come avversario? Ad ogni modo, l’impiego dei mezzi messi a punto negli anni 2000 è del tutto giustificato.

Difesa dei feriti e dei carri armati

Il robot Nerekhta dalle dimensioni maggiori, oltre ad essere un vero e proprio sistema di mezzi e di armamenti elettronici, trasporta anche un aeromobile a pilotaggio remoto, segnatamente un quadrirotore dotato di telecamera ottica. Di fatto il Nerekhta è un sistema di prova per l’elaborazione di soluzioni strutturali e tattiche per l’utilizzo dei robot del futuro.