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La vera Storia della bomba atomica – la Russia desecreta nuovi documenti e...

Forse la Storia che abbiamo studiato finora è tutta sbagliata o, per lo meno, una grossolana semplificazione. In ogni caso i documenti desecretati recentemente dalla Rosatom, la compagnia di Stato per l’Energia Atomica russa, sono di quelli destinati a suggerire una profonda rilettura di quanto accaduto il secolo scorso.

In occasione del 75° anniversario della nascita dell’industria nucleare russa, l’azienda di Stato per l’energia atomica ha deciso di festeggiare desecretando man mano i ‘pezzi forti’ del proprio archivio storico, ora che tanto tempo è passato e la legge russa finalmente lo permette. Aveva iniziato qualche giorno fa con pubblicare l’ordine originale di creazione della prima bomba atomica sovietica risalente al giugno del 1946. Adesso pubblica qualche cosa di ancora più ‘succoso’ e che, pur esposto come un candido revival dei primi tempi sul sito della corporate, ha in realtà il valore di qualche cosa capace di costringere a ripensare l’intera narrazione del dopoguerra.

Come ci hanno spiegato a scuola la Storia della Bomba Atomica?

Elementari, medie, superiori, università, la narrazione che hanno conosciuto quelli della mia generazione è stata pressoché sempre la stessa: in Europa imperversava la guerra e serviva un’arma definitiva per vincerla, gli Stati Uniti invitarono i migliori scienziati dell’era al Progetto Manhattan e giunsero alla realizzazione delle prime armi nucleari che non si fecero scrupolo di sganciare sul Giappone sì, ma per evitare ulteriori dolorosi prolungamenti sul fronte del Pacifico quando in Europa la guerra era invece già finita. Poi lo spionaggio russo riuscì ad impadronirsi dei segreti degli americani e l’equilibrio tra le due superpotenze venne ristabilito ma a costo della successiva Guerra Fredda, di fatto mai terminata.

La maggior parte dei libri di testo per altro non indugia moltissimo sul tema dello spionaggio perché la storia dei coniugi Rosemberg, accusati, condannati e giustiziati nel carcere di Sing Sing in pieno clima di maccartismo, nonostante gli appelli persino del Papa, non sono tra gli episodi più gloriosi da raccontare al sensibile pubblico giovanile né tra quelli capaci di ispirare particolare entusiasmo e fiducia nel nostro ‘superiore’ sistema democratico occidentale. Ad ogni modo la versione dominante è quella – i sovietici arrivarono alla bomba atomica grazie principalmente allo spionaggio, in particolare a quelle informazioni che gli passarono i signori Rosemberg per magnanime motivazioni ideologiche e trafugate dai laboratori di Los Alamos. Il ruolo degli scienziati tedeschi che collaborarono al progetto atomico sovietico dopo la guerra sono sempre stati minimizzati.

I nuovi documenti desecretati

Secondo la Rosatom entro la fine della guerra mondiale la Germania aveva già tutto il potenziale per creare le proprie armi atomiche. Negli istituti di ricerca delle principali città del Paese erano stati condotti esperimenti con reattori nucleari, studiata la separazione degli isotopi e infervoravano i progetti per la realizzazione concreta dalla bomba. I sovietici questo lo sapevano e quando nel 1945 l’Armata Rossa entrò a Berlino, su specifica istruzione della leadership sovietica, la prima cosa che fece fu intraprendere la ricerca degli specialisti tedeschi al fine di arricchirsi della loro esperienza nel campo dello sviluppo delle armi nucleari. Da notare che i sovietici entrarono a Berlino a maggio, mentre la prima bomba atomica venne annunciata al mondo solo in agosto – Hiroshima. La ricerca quindi iniziò prima, perché evidentemente sapevano già cosa cercare anche se ancora neppure uno lo aveva mai visto.

Oltre 300 specialisti tedeschi, comprese famiglie, accettarono di partecipare a quello che sarebbe stato il corrispettivo del progetto Manhattan ma in Unione Sovietica. Lì poterono lavorare, ricevere uno stipendio, seppur modesto, e vivere in maniera dignitosa nonostante i tempi e la sconfitta. Più tardi, negli anni ’50, venne concesso loro anche di tornare a casa nella RDT o nella Repubblica Federale Tedesca. All’Unione Sovietica non serviva vendetta, servivano piuttosto collaboratori volenterosi e capaci di aiutare benvolentieri a vincere la corsa al nucleare. Tutto l’interesse era quindi rivolto a mettere i collaboratori nelle condizioni migliori.

I documenti più interessanti pubblicati dalla Rosatom riguardano i questionari compilati da sei specialisti tedeschi particolarmente qualificati ed importanti: il premio Nobel Gustav Hertz, Nikolaus Riehl, Manfred von Ardenne, Peter Thyssen, Heinz Pose e Robert Depel. Ogni documento contiene le risposte a quasi cinquanta domande diverse e dimostrano che questi scienziati lavorarono e collaborarono attivamente al programma atomico sovietico.