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Siria, tra i due litiganti la Russia gode

Turchia e Usa firmano un cessate il fuoco che serve solo a salvare la faccia a Erdogan e Trump. A fermare i combattimenti capovolgendo la condizione sul terreno e restituendo alla Siria il controllo dei territori curdi abbandonati dagli Usa ci aveva già pensato Vladimir Putin.

Per la Casa Bianca è un “cessate il fuoco” di 120 ore. Per il presidente turco Recep Tayyp Erdogan è solo una sospensione delle operazioni militari. Operazioni pronte a riprendere se le milizie curde non avranno consegnato le armi pesanti e non saranno arretrate a sud della fascia di sicurezza profonda 32 chilometri che la Turchia vuole instaurare lungo il confine con la Siria nord orientale.

Per capire quale interpretazione più s’avvicini alla realtà basta un dato di fatto. I turchi possono sostenere la loro versione con una macchina militare pronta a rimettersi in moto. Gli americani, ritirati i mille uomini delle forze speciali mandati in Siria per combattere l’Isis e chiamati in teoria a difendere i curdi, non hanno più alcun strumento, al di là delle sanzioni economiche, per imporre la propria volontà.

“Questa è essenzialmente l’approvazione degli Stati Uniti a quanto fatto dalla Turchia annettendosi una parte della Siria e mettendo in fuga la popolazione curda. Questo è quello che la Turchia voleva… Potus (il presidente Usa Ndr) gli ha dato il via libera” – ammette un funzionario americano interpellato dal sito “Al Monitor”.

Il funzionario non ha però del tutto ragione. Se la tregua concordata da Erdogan e dal numero due della casa Bianca Mike Pence è una foglia di fico raccolta per nascondere il vergognoso abbandono delle milizie curde è anche vero che la Turchia non ha grandi possibilità di rilanciare la sua offensiva. L’obbiettivo di allargare la zona di sicurezza fino ad una profondità di 32 chilometri è destinato restare largamente irrealizzato. Mentre quello di estenderla a tutti i 480 chilometri di frontiera tra l’Eufrate e il confine iracheno è già oggi una missione impossibile. L’intesa tra curdi e Damasco, raggiunta domenica scorsa grazie alla mediazione di Mosca, ha infatti definito la questione del controllo dei confini ben prima dell’arrivo di Pence ad Ankara. Quell’intesa ha imposto non solo il ritiro dalla frontiera siriano turca di gran parte delle milizie curde, ma anche la riconsegna di tutti i territori nord orientali all’autorità di Damasco.