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Sanzioni alla Russia - Il Sarchiapone che si morde la coda

Questo articolo è diviso in tre parti. Nella prima vi mostreremo il reale effetto delle controsanzioni russe sul mercato intimo in un modo molto semplice – vi porteremo a fare spesa con noi. Nella seconda parte parleremo delle sanzioni occidentali alla Russia e proveremo (non è facile) a spiegarvi in cosa consistano. La terza parte invece...

… la terza parte vi chiediamo di scriverla voi. Sì perchè alla fine dell'articolo sarete tutti invitati nel nostro gruppo di approfondimento ‘social' per discutere di questo tema che ci riguarda tutti. Sono quattro anni che va avanti questa guerra commerciale ma neppure uno ha chiesto ai cittadini cosa ne pensassero. Ce lo chiediamo noi da soli quindi. Sarà interessante.

Andiamo per ordine ed iniziamo quindi con le controsanzioni. Le controsanzioni russe sono un insieme di decreti emanati dal Governo russo in risposta alle sanzioni emanate da USA, Canada e UE contro la Federazione Russa stessa. Si tratta di limitazioni ed esclusioni all'importazione di alcune categorie merceologiche alimentari provenienti dagli stessi Paesi sanzionatori della Russia. In particolare parliamo di frutta, verdura, insaccati e formaggi. Alcune testate nazionali già nel 2014 titolavano a tutta pagina di scaffali vuoti, di bluff del Governo russo e cercavano di spiegarci di come questi provvedimenti irresponsabili ed autoritari si sarebbero presto ritorti contro il ‘dispotico regime di Mosca'. Bene, senza farla tanto lunga e tanto politico-macroeconomica, andiamo quindi a vedere questi scaffali vuoti e questo bluff — andiamo insieme semplicemente… a fare spesa! 

Pur se in maniera molto casalinga e artigiana abbiamo però dimostrato una cosa che è sempre stata lì sotto gli occhi di tutti e in tutto questo tempo — i russi se la cavano bene anche senza di noi, gli scaffali non solo non sono vuoti ma ci sono arance ed uva anche in piena estate e formaggi e salumi nostrani mano a mano vengono sostituiti con produzioni interne o provenienti dai Paesi più disparati. Se qualcuno di voi storce il naso all'idea del gorgonzola iraniano, brasiliano o fatto appena fuori Mosca, allora vi dico che sì, certo, il nostro è più buono, ma una pasta ai quattro formaggi ci viene lo stesso e, anzi, magari in un prossimo video vi faremo vedere proprio come si fanno piatti tipicamente italiani qui a Mosca pur senza prodotti italiani. Insomma i russi sarebbero stati ben lieti di continuare ad importare le nostre rinomate leccornie ma, se proprio bisognava farne una questione di principio, ecco allora dimostrato quanto per i russi sia facile farne a meno. Per ora non parliamo dei dati macroeconomici e dell'incidenza negativa per la nostra bilancia commerciale, per ora limitiamoci al dato visivo, e il dato visivo è chiaro — i russi amano tanto l'Italia ma vivono bene anche senza.

Passiamo ora ad un discorso più complesso — le SANZIONI.

Le sanzioni sono quella cosa per cui sono nate appunto le controsanzioni essendo quest'ultime in risposta delle prime. Ben quattro anni fa.

Si tratta di un insieme di misure restrittive contro la Russia adottate principalmente da USA e Unione europea nei confronti di Mosca, come risposta alla "deliberata destabilizzazione dell'Ucraina" e "all'annessione della Crimea", come si legge sul sito dell'Unione europea. L'Ue impone diversi tipi di misure restrittive, misure diplomatiche, individuali ed economiche. 

"Il 6 marzo 2014 i capi di Stato o di governo dell'Unione europea hanno condannato fermamente la violazione ingiustificata della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina da parte della Federazione russa e hanno esortato la Federazione russa a ritirare immediatamente le sue forze armate nelle zone in cui sono stazionate in sosta". Sulla base di questo sono state imposte le prime sanzioni.

Ora, secondo logica, o queste forze armate stanziate in sosta la Russia le ha poi ritirate, e quindi la risoluzione 512 ora la si potrebbe ridiscutere, oppure ha ragione il Consiglio ma allora quelle ‘forze armate stanziate in sosta' dovrebbero essere ancora là. DOVE? Se ce lo dicessero pubblicamente chiunque volesse potrebbe fare una ricerca e verificare, magari anche sul posto, no?

Prendiamo in esame ora un'altra risoluzione — quella pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 19 dicembre 2014 chiamata "Regolamento UE n. 1351/2014 del Consiglio" in risposta all'annessione illegale di Crimea e Sebastopoli da parte della Russia ed in considerazione del suo protrarsi. l'UE, già a partire dal mese di giugno 2014, aveva imposto restrizioni sulle merci originarie di quei territori e sulla fornitura di finanziamenti o assistenza finanziaria connessi all'importazione di tali merci, nonché restrizioni degli scambi e degli investimenti relativi a progetti infrastrutturali in certi settori.

A proposito della Crimea posso portare la mia testimonianza diretta dato che ho vissuto due anni a Sebastopoli, prima e dopo la riunificazione (così la chiamano da quelle parti, non certo annessione) — la Penisola ha superato tutte le principali difficoltà ma c'è stato un periodo in cui hanno veramente provato a prenderla per fame. Tagliato le forniture d'acqua, gas e luce dall'Ucraina, chiusura della frontiera continentale, embargo finanziario e commerciale praticamente totale dall'Europa. Farsi mandare un bonifico dall'Italia era impossibile, i russi hanno sostenuto uno sforzo veramente serio per portare le forniture necessarie attraverso lo stretto di Kerch' e il ponte allora era ancora solo un miraggio che pareva irrealizzabile. Quindi le sanzioni specificatamente contro la Crimea sono state una faccenda seria. Inutili anche lì, ma seria. Inutili, per altro, dal punto di vista economico, dal punto di vista politico addirittura un boomerang perchè se mai i crimeani avessero avuto dubbi, dopo quel tipo di atteggiamento fu chiaro a tutti da che parte giusto schierarsi.