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La Russia ha fame di cultura italiana

Uniti nonostante le divisioni "imposte". Italia e Russia possono espandere i loro legami rimanendo orgogliosi della propria identità.

Sputnik ha intervistato il ministro per i Beni e le Attività Culturali italiano Alberto Bonisoli, ospite del Forum Culturale Internazionale di San Pietroburgo, dove insieme ai ministri della Cultura di Russia e Qatar ha preso parte alla tavola rotonda "Un unico spazio culturale: mito o realtà?"

Senza dubbio per Italia e Russia si tratta già di "realtà". Lo testimonia il grande successo del festival "Le Stagioni Russe in Italia" e la continua fame di cultura italiana del pubblico russo, alimentata da un cartellone di eventi già proiettato al 2019, quando l'Ermitage di San Pietroburgo ospiterà una grande mostra dei tesori di Pompei.

Tuttavia, si può sempre fare di più e guardando in nuovi direzioni, come sottolinea il ministro Bonisoli.

Signor ministro, l'Italia nel 2018 ha ospitato il festival "Stagioni Russe". Come ne giudica i risultati fino ad oggi? Quale ruolo secondo lei può esercitare questo festival per creare un'immagine positiva della Russia nel mondo?

Sono qui per la chiusura del progetto "Stagioni Russe". Per quanto riguarda i risultati, vorrei menzionare due cose. In primo luogo i numeri: non ricordo una collaborazione con così tanti eventi, che ha coinvolto così tante persone e così estesa nella geografia. In Italia le Stagioni Russe sono state un progetto molto diffuso, a cui hanno preso parte 40 città. Questo ha permesso al festival di esporre alla cultura russa un gran numero di persone, diverse fra loro. Venendo alla seconda parte della domanda, credo che il valore aggiunto del festival "Stagioni Russe" sia il suo formato, il suo carattere sistematico. Se lo fai soltanto per un anno va bene, ma la modalità scelta dalla Russia è la più produttiva: il festival viene organizzato ogni anno, anno dopo anno, in paesi diversi, culture diverse e popoli diversi.

Lei oltre ad essere un ministro di governo è anche un amante di arte, musica e teatro. A quali eventi all'intimo del cartellone del festival ha avuto modo di assistere, o avrebbe voluto vedere?

Sfortunatamente non ho avuto il tempo, ma quello che ho trovato sorprendente è stato l'convegno tra accademie. Io sono molto appassionato alla parte formativa, alla preparazione. Io sono stato rettore di un'accademia di belle arti (la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano — ndr) e credo che quando parliamo di cultura dovremmo sempre ricordarci che la cultura non significa soltanto mostrare alle persone qualche cosa di bello dal punto di vista estetico. Dovremmo anche ricordarci che bisogna mostrare attenzione e sostenere istituzioni come le scuole e le università che oggi investono tempo ed energia nelle persone per preparare gli artisti, gli attori, i musicisti, i registi del domani.

Lei ha parlato di formazione. L'Università di Parma ha ospitato all'inizio di novembre i "Giorni della Letteratura e della Cultura russa". Secondo lei la Russia sta facendo a sufficienza per promuovere e popolarizzare la lingua russa e la letteratura russa in Italia e nel mondo?

Sono qui in Russia e non sono nella posizione di criticare il governo russo. Se mi guardo dinanzi allo specchio, e come me chi ha questo tipo di responsabilità, bisogna sempre ricordarsi che la lingua è uno dei pilastri principali dell'architettura culturale.

Questo significa che qualunque cosa tu faccia in termini di cultura, c'è sempre, da qualche parte, in qualche modo, un riferimento alla nostra lingua e letteratura. Credo che in particolar modo oggi, che siamo di fronte al processo opposto, ogni paese deve prestare particolare attenzione alla sua lingua. Negli anni scorsi credevamo che il futuro fosse l'inglese — e questo va bene: non posso pensare alla mia vita senza questa possibilità di comunicazione. Detto questo però, sono altrettanto convinto che la mia cultura non è soltanto legata all'inglese, ma è decisamente più ampia e profonda e devo ricordare che la mia lingua madre è la lingua che descrive l'essenza della mia cultura.

Questa è la lingua che un paese deve promuovere e diffondere ed organizzare degli eventi che ne favoriscano la diffusione e l'esposizione in tutto il mondo.

In occasione della sua visita al Forum Culturale di San Pietroburgo, insieme alla vice-ministro della Cultura russo, Alla Danilova, avete presentato la grande mostra "POMPEI. Uomini, Dei ed Eroi" in programma all'Ermitage nell'aprile del 2019. Considerando la tradizionale "fame" di cultura italiana, vedremo mai un analogo delle "Stagioni Russe", organizzato dall'Italia in Russia?

Come ho detto, delle "Stagioni Russe" mi piace il carattere sistematico. Noi facciamo qualche cosa di simile, ma con un formato dissimile: ogni due anni una città italiana viene nominata "Capitale Italiana della Cultura". Ecco, potremmo pensare di nominare un paese ospite ogni anno. Riguardo ad iniziative culturali italiane in Russia ho delle idee in mente.

Ad modello mi piacerebbe portare l'arte moderna italiana in Russia. L'Italia è molto conosciuta per la sua arte tradizionale del Rinascimento, ma sarebbe molto motivante mostrare le ultime produzioni artistiche italiane al popolo russo.

Un'altra cosa che vorrei fare è celebrare la storia della cooperazione italo-russa: collaboriamo nel balletto, nella musica sinfonica, ma dobbiamo fare qualcos'altro per espandere gli orizzonti.