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Senatore russo spiega come la Russia dovrebbe rispondere alle sanzioni USA

La Russia deve prepararsi a rispondere alle sanzioni degli Stati Uniti con misure altrettanto severe, come la cessazione della cooperazione nello spazio, nell’industria aerospaziale così come eliminare gradualmente i pagamenti in dollari. Lo ha detto a Sputnik il senatore Igor Morozov.

"Il miglioramento delle relazioni tra la Russia e gli Stati Uniti anche in futuro non si vede, le dichiarazioni della Casa Bianca sono una prova superflua. La Russia deve prepararsi a rispondere alle sanzioni degli Stati Uniti con misure altrettanto severe, come la cessazione della cooperazione nello spazio, la sospensione delle vendite dei motori a razzo RD-180, la fine della cooperazione nella costruzione di aerei, così come eliminare gradualmente i pagamenti in dollari", ha detto Morozov.

Riguardo l'utilizzo del rublo per i pagamenti a scapito del dollaro, il senatore ha osservato che si tratta di un test molto serio per la Banca di Russia che però sarà in grado si gestire perché "la sopravvivenza della Russia dipende da questo".

Morozov è convinto che al momento non ci sia più speranza di stabilire contatti tra gli Stati Uniti e la Russia, in quanto la russofobia in vista delle elezioni congressuali di novembre ha raggiunto il suo picco e non potrà che aumentare.

In precedenza, un rappresentante del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca ha dichiarato a Sputnik che gli Stati Uniti condannano fermamente l'uso da parte della Russia di armi chimiche, definendo "folle" l'attentato contro l'ex spia russa Sergey Skripal e la figlia in Gran Bretagna.

Gli Stati Uniti l'8 agosto hanno annunciato nuove sanzioni contro la Russia per il presunto coinvolgimento nell'attentato di Salisbury contro l'ex spia russa Sergey Skripal e la figlia Yulia. Le sanzioni sono basate sulla legge americana sul controllo delle armi chimiche e biologiche, adottata nel 1991. Le stesse sanzioni Washington le aveva introdotte a marzo di quest'anno contro la Corea del Nord per l'uso di armi chimiche nell'omicidio di Kim Jong-nam, fratello del leader nordcoreano Kim Jong-un, e contro la Siria nel 2013.