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La Russia ravviva la tradizione delle "città chiuse" per lo sviluppo delle armi

La tecnopoli "Era", la cui imminente apertura è stata recentemente annunciata dal ministero della Difesa russo, sarà una sorta di ritorno alla tradizione sovietica delle “città chiuse”, dove avvenivano gli sviluppi più importanti nella sfera militare. Lo riporta The National Interest.

Durante la guerra fredda, l'Unione Sovietica, cercando di "raggiungere e forse superare" gli Stati Uniti in termini di sviluppo militare, ha attivamente condotto la ricerca in diversi settori. Questo lavoro è stato svolto non solo nelle università e negli istituti di ricerca, ma anche — e soprattutto — nelle cosiddette città chiuse disseminate in tutto il paese.

Queste città sorgevano intorno a laboratori impegnati nella ricerca nucleare, biologica e chimica, destinati allo sviluppo di tecnologie missilistiche e balistiche. Questi insediamenti, che spesso non erano nemmeno segnati sulla mappa, hanno dato un enorme contributo alla crescita e allo sviluppo delle forze armate sovietiche.

A quanto pare, un quarto di secolo dopo il crollo dell'Unione Sovietica, Mosca ha deciso di fare ritorno al passato. Così il ministero della Difesa ha annunciato l'imminente apertura della tecnopoli militare "Era", nei pressi di Anapa, dove si concentrerà lo sviluppo scientifico e tecnologico delle forze armate russe.

La tecnopoli entrerà in funzione a pieno regime nel 2020 e darà lavoro a oltre duemila scienziati. Al suo intimo saranno organizzati tutti i servizi necessari per i professionisti e le loro famiglie, tra cui negozi, scuole, asili e trasporti pubblici — proprio come nelle città chiuse sovietiche.

La sfida principale per Era sarà incrementare le attività di sviluppo scientifico e tecnologico già in corso, e quindi fornire agli scienziati e ingegneri sostegno sufficiente per essere in grado dare risultati concreti. Se questo accadrà l'modello di Era può essere seguito in tutto il paese. "Altrimenti, la nuova tecnopoli russa potrebbe diventare la prossima vittima dei goffi tentativi del Cremlino di stimolare l'innovazione", conclude la pubblicazione.