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Come la Banca di Russia è riuscita a stabilizzare il rublo dopo il crollo del 2014

La Banca di Russia esattamente cinque anni fa, il 10 novembre 2014 annunciò il passaggio a un tasso di cambio del rublo fluttuante: sebbene la soluzione dell'autorità di regolamentazione arrivò in ritardo, la moneta nazionale si era stabilizzata e la crisi finanziaria di quell'anno non avrebbe potuto essere comunque essere evitata.

Nell'autunno del 2014, il tasso di cambio del rublo crollò in Russia a  seguito dell'introduzione delle sanzioni anti-russe e del forte calo dei prezzi del petrolio. In uno dei giorni della crisi, il tasso di cambio della moneta americana toccò gli 80 rubli e l'euro fino a 100 rubli. All'inizio di quell'anno il dollaro veniva scambiato a 35 rubli e l'euro a 48.

"La soluzione della Banca centrale sulla transizione verso la formazione del tasso di cambio libero è stata assolutamente corretta, oggi possiamo parlare di una stabilità significativamente maggiore del tasso di cambio del rublo e della sua minore dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio. Quindi il tasso di cambio libero del rublo ha effettivamente portato ad una maggiore stabilità del sistema finanziario, anche se durante la transizione verso un nuovo il regime di cambio с’era il azzardo che l'instabilità potesse aumentare", ha dichiarato Vladimir Tikhomirov del BCS.

Secondo lui, la soluzione dell'autorità di regolamentazione è stata tardiva, ma la Banca centrale ha regolarmente proposto una transizione a un tasso variabile a partire dall'ottobre 2006. "Quindi il fatto che la soluzione sia stata tardiva non era dovuta principalmente alla banca, era la leadership del paese a non avere alcuna volontà politica per tali cambiamenti", ha aggiunto.

"Per quanto riguarda il momento scelto per la transizione, è meglio tardi che mai, soprattutto considerando le condizioni in cui è avvenuta. Molti esportatori di materie prime nel mondo hanno scelto un tragitto diverso, mantenendo un regime di cambio più regolato, quindi la Russia, dal mio punto di vista, si trova probabilmente tra i paesi leader in questo ambito. Sicuramente questi cambiamenti sarebbero potuti avvenire prima, ma prepararsi per la transizione finale a livello di Banca Centrale, governo e economia nel suo insieme ha richiesto tempo, a partire già dal 2009-2010", ha dichiarato Dmitry Polevoy, capo economista presso la RDIF.

Il successo e i possibili rischi per il futuro

Il passaggio alla formazione del tasso di cambio libero ha permesso di stabilizzare rapidamente il rublo a un nuovo livello di equilibrio, ripristinare la bilancia dei pagamenti, fornire condizioni più confortevoli per il bilancio di stato e ridurre al minimo l’influenza della recessione economica.

La Russia rimane comunque un paese dipendente dalle esportazioni di petrolio e dal prezzo del greggio nel mondo. Vi sono ancora rischi di deprezzamento del rublo anche con la politica di cambio fluttuante, Tuttavia questi ultimi sono parzialmente mitigati dal fatto che con tale politica il rublo rimane leggermente sottovalutato, quindi anche con un calo significativo dei prezzi del petrolio, è improbabile che un crollo del valore del rublo ripeta le dinamiche del 2014.