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Russia, arrivano proteste e scioperi più unici che rari dal mondo dei trasporti

Si chiama Platon il sistema elettronico di pedaggio adottato da qualche anno in Russia per camion e veicoli industriali che fin dall’inizio ha suscitato forti perplessità e fatto insolito per la Federazione, vivaci proteste.

È una imposta chilometrica introdotta nel novembre del 2015 che i proprietari dei veicoli industriali sopra le 12 tonnellate sono obbligati a pagare per compensare i danni causati alle strade ed autostrade della Federazione. La somma raccolta confluisce nel budget statale e dovrebbe essere utilizzata per finanziare la manutenzione della rete stradale nazionale.

L’intatto sistema è gestito da una società mista composta da Rostec (azienda statale che controlla diverse società operative nel settore della difesa, tra cui la Kalashnikov) e da strutture legate alla famiglia Rotenberg, in particolare, società facenti capo a Igor Rotenberg, figlio dell’oligarca russo Vladimir Arkady Rotenberg e stretto amico del Presidente.

L’imposta che fino a qualche settimana fa era di 1,53 rubli al chilometro è stata alzata fino a 1,90 rubli al chilometro e questo ha fatto scattare nuove proteste e ancora più strano ed insolito per la Russia, anche degli scioperi. Gli autotrasportatori si sono fermati in moltissime città e in quasi tutte le regioni della Federazione ed in maniera massiccia nel Dagestan, dove secondo gli organizzatori centinaia di camion si sono fermati intorno alla città di Manas.

Le proteste si sono svolte nel silenzio quasi assoluto delle televisioni di Stato e della maggioranza dei media e nonostante i fermi effettuati dalla polizia sono andate avanti per diversi giorni.

Secondo una dichiarazione di qualche mese fa del ministro dei trasporti Maxim Sokolov, grazie al sistema elettronico di pedaggio Platon, più di 300 milioni di euro sono confluiti, in poco più di un anno, nella casse statali e potranno essere utilizzati per migliorare le condizioni della rete stradale ed autostradale dell’intera Russia. Al momento le attenzioni della autorità si sono comunque concentrate sulla viabilità della città di Mosca e sulle connessioni che partono sempre dalla capitale verso alcune città limitrofe, in particolare verso San Pietroburgo, ma la Russia è ben altro che Mosca: infatti, se le strade sono in condizioni appena accettabili nella parte occidentale del Paese, sono pericolose ed assolutamente insufficienti come estensione e carenti come qualità nella Siberia e nelle regioni orientali. Secondo una stima di qualche anno fa, poco meno del 40% dei paesi situati in zone rurali della Russia non ha accessi e connessioni con strade asfaltate.

Le autorità ritengono che il nuovo sistema di pedaggio sia utile per alleggerire il budget federale e considerano l’imposta congrua ed in grado di incidere positivamente, migliorando la viabilità e la manutenzione dell’asset viario russo. Secondo gli autotrasportatori, invece, l’imposta sarebbe troppo onerosa ed avrebbe come conseguenza un aumento dei costi non sostenibile dalle piccole aziende del settore dei trasporti e dai camionisti che lavorano in proprio, oltre a non essere la soluzione al problema del malmesso sistema stradale della Federazione.