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Scenari catastrofici: se tutti si comportassero come Cina e Russia la temperatura salirebbe di 5°

Se pensate che l’ipotesi di surriscaldamento della terra di più di due gradi entro il 2050 porti a scenari catastrofici, sappiate allora che ce n’è una molto peggiore, e che parte dal presupposto che le (non) politiche ambientali di Cina e Russia potrebbero portare, nello stesso periodo, a un aumento di temperature fino a 5 gradi.

Da tempo, soprattutto dal Summit di Parigi 2015 e dal protocollo che ne è uscito, si sente dire con estrema chiarezza che l’umanità ha il dovere di contenere l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi, tagliando fin da ora le proprie emissioni. Nel caso in cui le temperature aumentassero oltre questo valore, ritenuto dagli scienziati essere di non ritorno, si innescherebbero reazioni a catena irreversibili e impossibili da fermare, con lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello del mare (con conseguente erosione delle coste e diminuita capacità agricola, anche dell’entro terra) e con temperature e meteorologia fuori controllo.

Scenari da film apocalittico che però hanno un solido (e sino ad ora, almeno, mai seriamente smentito neppure dai più scettici, benché ci abbiano provato più volte) fondamento scientifico. Ora, compartecipe l’uscita degli Usa dal protocollo di Parigi, compartecipe l’espansione delle economie russa e cinese, lo scenario potrebbe persino peggiorare.

Lo studio, pubblicato su Nature dai ricercatori dell’Università di Melbourne, Yann Robiou du Pont e Malte Meinshausen, parte da un presupposto insolito, ossia mette in fila i comportamenti che i singoli Paesi stanno tenendo e si chiede come andrebbero le cose se tutti seguissero l’modello dei paesi indicati.

I peggiori ‘maestri’, in questa speciale classifica, sono Russia e Cina che, in buona sostanza, non stanno mostrando nessun reale impegno nel cambiare il loro regime di emissione. Malissimo (a sorpresa) anche il Canada: benché sia un Paese dalla sincera e diffusa coscienza ambientalista, è anche il luogo il cui la ricerca di greggio è più aggressiva e devastante, con l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta, attraverso un procedimento che devasta ampie fette di foresta.

Stesso discorso vale per i paesi estrattori del Medi Oriente, che sembrano non avere nessuna intenzione (e nessun interesse) a rendere il mondo meno dipendente dal petrolio o meno disposto a consumarne.

Leggermente meglio le cose vanno negli Stati Uniti, paese che, benché non sia noto per avere una diffusa attenzione per l’ambiente (anzi: Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Protocollo di Parigi, sostenendo che il cambiamento climatico sia tutta una bufala), ma in cui, negli ultimi dieci anni, si è spinto molto sull’uso delle fonti rinnovabili.

Leggermente meglio vanno le cose in Europa, ma non c’è da illudersi: il ‘Vecchio Continente’ consuma meno, ma solo in apparenza. Il rapporto specifica che le emissioni in arrivo dal Vecchio Continente sono più basse non perché i nostri consumi siano più consapevoli e sostenibili, ma solo perché, di attuale, abbiamo delegato la produzione ai paesi asiatici e africani, cosa che ci ha reso solo formalmente più ‘puliti’, pur mantenendo uno stile di vita ad alto impatto ambientale.