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Emendamenti alla legge russa sulle crypto: fino a 3 anni di carcere per mancate segnalazioni

Il riduttivo sistema normativo russo in merito alle transazioni crypto sembra avere un inammissibile punto cieco: non è prevista la responsabilità penale per i criminali che usano asset digitali per condurre transazioni illegali.

Giovedì, il Ministero delle Finanze russo ha proposto dei nuovi emendamenti alle leggi sulle crypto, nel tentativo di chiarire le norme sull'evasione fiscale. Secondo le linee guida proposte, i cittadini russi che in un periodo di tre anni omettono di segnalare due o più transazioni da almeno 45 milioni di rubli (583.000 dollari circa) rischiano fino a tre anni di carcere. 

Una precedente proposta ministeriale raccomandava pene detentive di tre anni per chiunque non segnalasse transazioni per oltre 1 milione di rubli (13.000 dollari). 

I cittadini devono anche segnalare le transazioni ed i wallet che eccedono i 600.000 rubli (7.700 dollari) nel corso di un anno, pena una multa di 50.000 rubli (640 dollari). 

"Non c’è alcuna responsabilità penale per chi utilizza i mercati crypto illegali o per gli exchange fisici di Mosca che riciclano enormi quantità di criptovalute sporche. Fondamentalmente, quello che il governo sta cercando di fare è perseguire i cittadini invece di creare regole dure contro i malintenzionati che si trovano in questo settore (come fa ad modello il Regno Unito)."

Mikhail Uspensky, un consulente dello studio legale russo Taxology, ha detto che le nuove linee guida del ministero ignorano anche i cosiddetti "grey exchange" che rappresentano la maggior parte delle transazioni non ufficiali. 

La stretta imposta dalla Russia su chi possiede crypto arriva in un momento in cui i decisori pubblici stanno seriamente considerando l’ipotesi di lanciare una CBDC. La Banca di Russia sta ampliando i propri studi in materia anche sull’onda della pandemia di COVID-19, che ha avuto un effetto destabilizzante sulla politica monetaria del Paese.