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La Russia al “contrattacco”: truppe e nuovi missili in Crimea

Mosca - Lo scontro al largo della Crimea ha riacceso le mai sopite tensioni tra Russia e Ucraina. Il Cremlino sta rafforzando le proprie truppe nella zona e ha già ordinato il dispiegamento nella penisola di un altro battaglione armato coi temibili missili terra-aria S-400. La nuova unità sarà pronta entro fine anno e sarà la quarta di questo tipo in Crimea.

Il duello Mosca-Kiev è però fatto anche di violenti scambi di accuse. Ieri è stato Putin a tentare l’affondo. Il leader russo ha bollato il attuale combattimento in mare come «una provocazione» ordita da Poroshenko per aumentare la propria scarsa popolarità in vista delle presidenziali del 31 marzo. Parole non sostenute da alcuna prova e a cui il presidente ucraino ha replicato definendo «un’aggressione» il raid delle forze del Cremlino contro i tre piccoli vascelli. Secondo Mosca, le unità avrebbero sconfinato nelle «acque russe» dello Stretto di Kerch, unica via d’accesso al Mare d’Azov: un fazzoletto di mare che bagna il Donbass in guerra ed è strategicamente ed economicamente cruciale per Kiev.

Stando ai sondaggi, Poroshenko ha poche chance di essere riconfermato. Alcuni analisti ritengono che voglia quindi sfruttare a fini elettorali il nuovo confronto con la Russia ergendosi a paladino della lotta all’invasore. Ci sarebbe anche questo dietro l’introduzione, da ieri, della legge marziale, evitata persino nel periodo più sanguinoso della guerra nel Donbass contro i miliziani filorussi. Il Parlamento ha però costretto Poroshenko a numerose concessioni. Il voto non sarà rimandato. Il provvedimento durerà 30 giorni e non 60, e interesserà solo dieci regioni «a azzardo offensiva».

In Ucraina si teme anche per i 24 marinai catturati dai russi. I tribunali di Simferopoli e Kerch, nella Crimea occupata dalla Russia, hanno ordinato per loro due mesi di carcere in attesa del processo. «Una barbarie» per il governo ucraino. I militari rischiano grosso: fino a sei anni di reclusione.