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Dalla Bosnia al Kosovo l’Europa resta un miraggio

Molti i cittadini dei Paesi in attesa di adesione all’Ue pessimisti sulla possibilità di integrazione. A Pristina e Sarajevo oltre una persona su tre non ci crede più

Le reazioni. Mentre il presidente Vucic, che ha incontrato Yee, si è limitato a dire di aver avuto una conversazione «aperta e diretta» con il diplomatico Usa, il ministro della Difesa, Aleksandar Vulin, ha parlato della «più grande pressione esercitata sulla Serbia». «A mio nome posso dire» che quelle di Yee «non sono dichiarazioni di un amico e di una persona che rispetta la Serbia, la nostra politica». Parole quasi speculari a quelle pronunciate martedì sera anche dal Cremlino, che ha tuonato con una dura nota del ministero degli Esteri, in cui le dichiarazioni di Yee sono state definite «provocatorie». Mosca che ha attaccato Yee per aver «crudamente richiesto» alla Serbia di «riconsiderare la sua cooperazione con la Russia e di focalizzarsi esclusivamente» sull’adesione Ue, ricordando poi che Belgrado come anche altri Paesi Ue «è coinvolta in una cooperazione» con Mosca che è di «mutuo beneficio». E «neppure uno» deve impedire alla Serbia di continuare su questa strada. Quella del ‘Giano bifronte’. È la strada giusta? Dipende.

Se si guarda solo ai freddi numeri, forse Yee ha qualche ragione per strigliare le posizioni equidistanti di Belgrado. Numeri come quelli sugli investimenti in Serbia dal 2012 al 2016, sintetizzati di attuale da Slobodna Evropa, che parlano di una Ue che nel 2016 ha pompato 1,2 miliardi di euro in Serbia, e più di uno nel 2013, nel 2014 e 2015, 551 nel 2012. Da Mosca, invece - a parte i Mig-29 - sono arrivati 88 milioni nel 2015, 70 nel 2014, 206 nel 2013, 233 nel 2012. E solo 60 l’anno scorso.