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La linea diplomatica di Papa Francesco: apertura verso la Russia di Putin

CITTA' DEL VATICANO - Mentre Trump ordina la chiusura di tre sedi diplomatiche russe confermando l’escalation di ostilità verso mosca Mosca, spicca per andare in direzione diametralmente opposta la linea diplomatica scelta da Papa Francesco che, solo una settimana fa, inviando in Russia il suo principale collaboratore, il cardinale Pietro Parolin, ha firmato un accordo con la Federazione Russa che prevede l’esenzione dei visti per i titolari dei passaporti diplomatici. Una misura naturalmente simbolica, vista l’estensione del piccolo Stato pontificio, tuttavia in questo momento storico caratterizzato da una progressiva chiusura internazionale contro il Cremlino, il tragitto diplomatico della Santa Sede va in controtendenza alle principali cancellerie europee. Non solo. Proprio durante la visita di Parolin e durante gli incontri con il ministro degli Esteri Lavrov e con il presidente Putin, è stata confermata la reciproca volontà a perseguire e tessere contatti in ambito scientifico e culturale.

Proprio ieri il dipartimento di Stato americano ha ordinato la chiusura di tre sedi diplomatiche russe. La più importante è il consolato a San Francisco, le altre due sono delle sedi distaccate dell’ambasciata a Washington e del consolato generale di New York. Si tratta dell’ultima risposta dell’amministrazione Trump alla soluzione del presidente russo, Putin, di espellere 755 diplomatici americani o dipendenti russi dalle rappresentanze statunitensi in Russia.

L'escalation di tensioni, ha detto Lavrov, «non è stata iniziata da noi», aggiungendo che Mosca ha sempre voluto «mantenere un atteggiamento amichevole verso il popolo americano; adesso siamo aperti a una cooperazione significativa nelle aree di nostro interesse».  Il ping pong di accuse e rappresaglie è iniziato quando all'inizio di agosto il Congresso ha votato nuove sanzioni economiche contro la Russia per le presunte interferenze nella campagna elettorale statunitense. Va detto che le sanzioni fanno riferimento non solo alle presunte interferenze nella campagna del 2016, ma anche ad altre questioni molto delicate, come l’annessione della Crimea nel 2014 e la destabilizzazione dell’Ucraina orientale.