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Il sogno proibito della Palestina, sarebbe quello di uno stato indipendente dal dominio israeliano che ne ha da sempre offuscato l’identità nazionale e i diritti dello stato nazione ormai da decenni inseguiti dai palestinesi tutti. Al presente nulla è cambiato, o forse qualche cosa è cambiata come quel muro divisorio che divide in due Gerusalemme, o meglio divide la città santa in due parti: la parte Est e la parte Ovest. La Palestina resta sempre e comunque quella striscia di terra, dove sulla carta dovrebbe avere un’autorità (Autorità Palestinese), ma in realtà vive sempre sotto la costante minaccia dello stato ebraico che mostra a tutto il mondo arabo, la bandiera con l’emblema della Stella di Davide.

Lunga è la storia dello stato israeliano,così come lungo è il martirio dello stato palestinese costretto a rivendicare le proprie origini e la propria terra da decenni. Tutto sembra un incanto, ascoltare la voce del Muezzin che dal minareto, chiama i fedeli a raccolta  per la preghiera, là, sul colle di Al Aqsa, nella Moschea omonima, tutti pregano Allah affinchè guidi i palestinesi verso quell’agognata terra, anche a costo dell’eterno martirio, dove gli stessi Martiri delle Brigate Al Aqsa si sono immolati in nome di Allah per rivendicare lo stato palestinese, prigioniero del gigante israeliano. All’orizzonte mentre la Palestina viaggia nel terzo millennio, Il partito di Hamas inizia un tragitto di dialogo con il regime di Tel Aviv già nel lontano Agosto, dialoghi che non hanno avuto nessun esito viste le posizioni dello stato di Israele che non intende retrocedere di un millimetro  in merito alle questioni territoriali.

L’eterno conflitto Arabo-Israeliano sembra sia abbandonato a se stesso, allo stato attuale la condizione socio economica non lascia alcuna alternativa al martoriato popolo palestinese. Eppure all’orizzonte appare un nuovo competitor che potrebbe investire sull’economia territoriale palestinese, con una robusta iniezione di denaro. La Russia di Putin inizia a guardare con positività in Palestina, in effetti da alcuni anni Mosca ha analizzato, programmato e resi fattibili diversi progetti di tipo socio economico che potrebbero dare man forte agli scambi commerciali tra la Palestina e Mosca. Il dato numerico non è confortante per l’asfittica economia palestinese che vanta un interscambio con la Russia pari a 70 milioni di dollari. Lo scorso 9 Dicembre nel corso della riunione tenutasi a Mosca tra il Ministro dell’economia palestinese Khaled  Al Asaily e Putin  si è  raggiunto un accordo su  diversi progetti di cooperazione tra Russia e Palestina.

L’intesa economica prevede un investimento nel lungo periodo da parte del governo russo in progetti riguardanti i settori di informatica, industria, turismo, occupazione e istruzione con adeguati investimenti nelle infrastrutture. Un accordo che segna una svolta nello stato palestinese con il placido accordo della autorità  politiche e religiose. “La partnership intrapresa con il governo russo -ha affermato il Ministro palestinese Al Asaily- diventa il trampolino di lancio per la ripresa della nostra economia asfissiata dalle sanzioni di Washington e dalle rigide imposizioni del governo israeliano”. Chiaro che la disponibilità e il pragmatismo mostrato da Mosca rispecchia quella tacita volontà dei russi di ampliare il raggio d’azione nell’area mediterranea. I frequenti colloqui con il regime siriano e il supporto logistico e militare offerto alla stessa  Siria negli ultimi anni, hanno messo in netta evidenza quella popolarità di cui gode la Russia nell’area medio orientale.

La Palestina apre le porte al partner russo e lo fa dichiarando apertamente che le imposizioni del governo israeliano,  sempre più orientato come non mai ad intensificare i rapporti con Trump, danneggiano ulteriormente quel tessuto economico e sociale già precario a Ramallah e dintorni. D’altro canto gli USA vedono la Russia come l’eterna minaccia politica e militare e lo scacchiere del Mediterraneo con la Palestina, diventa l’osservato speciale da parte di Washington sempre più determinato a relegare la Palestina nei ranghi dell’Autorità Palestinese, ma non come i palestinesi vorrebbero: Stato di Diritto ed indipendente dal gioco politico dell’occidente.

Mahmoud Abbas presidente dell’Autorità Palestinese, accoglie le volontà del nuovo partner politico e commerciale russo con positività:”La Russia per noi palestinesi è un alleato strategico, politico ed economico. Continuiamo a pensare sempre e comunque ad un opzione con due stati, uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est capitale.”

I russi in Palestina, nel bel mezzo del conflitto arabo israeliano, dove Israele è capo saldo dell’occidente in Medio Oriente e i venti della Guerra fredda sono un lontano ricordo. Almeno così sembra, ma non lo è vista la massiccia presenza di funzionari russi(mercenari, consiglieri politici e militari, personale dei servizi segreti) in Libia, in Siria e i continui colloqui dello Zar Putin con i principi arabi. Tutto in chiave anti USA, tutto con quell’agire strategico fatto di cospicui investimenti diretti verso quelle nazioni con un tessuto socio economico in grave crisi. Hamas intanto dopo le prove di dialogo con Israele lo scorso Agosto, quali posizioni prenderà? L’alleanza strategica tra Palestina e Russia è solo di natura politica ed economica ? Oppure assisteremo ad un piano strategico studiato da Mosca per fornire consulenza militare alle formazioni paramilitari di Hamas? Se così fosse,Israele dovrebbe rivedere i rapporti diplomatici con Mosca. Ammesso che la diplomazia a Tel Aviv, così come a Ramallah sappiano cosa sia.

Dopo gli accordi bilaterali tra Israele e Russia, per buona pace della popolazione ebrea russa residente a Mosca, l’ombra dello Zar Putin continua ad espandersi nel Medio Oriente grazie al successo delle relazioni diplomatiche. Possiamo anche dire che questa potrebbe essere una svolta nella politica internazionale russa, Mosca può controllare l’immenso patrimonio energetico nell’area del sud est asiatico avviando rapporti di interdipendenza economica con i paesi arabi. La Guerra Fredda sembra un lontano ricordo?  Sembra,  ma è evidente che Mosca vuole prendere parte agli sviluppi politici, economici e sociali nell’area del Medio Oriente senza preoccuparsi di Washington.