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Il mondo salvato dai ragazzini. Giovani contro l'oppressione in Russia

di Sofia Belardinelli

Difesa da un giubbotto antiproiettile e armata di un esile libretto – la Costituzione della Federazione Russa – Olga siede per terra, gambe incrociate e sguardo fermo, dando le spalle a decine di poliziotti in assestamento antisommossa. È il 27 luglio, e a Mosca si sta svolgendo una manifestazione, l’ennesima. Ancora una volta pacifica, con grande partecipazione popolare; ancora una volta, non legittimata dalle autorità.

Olga è ancora minorenne, ha appena finito il liceo e sta iniziando a studiare giornalismo all’università. Per lei, l’attivismo politico è qualche cosa di naturale e necessario: perché, da quando si è resa conto che la Russia pseudo-democratica di Putin non è l’unica possibile, ritiene suo dovere cercare di cambiare in meglio la società in cui vive.

L’atto che la immortala e la rende famosa a livello mondiale, in quel giorno di luglio, non è – come spiegherà in successive interviste – premeditato, ma naturale. Un suo amico porta con sé il testo della Costituzione, e a lei viene l’idea di leggerne ad alta voce, dinanzi ai poliziotti pronti allo scontro, alcuni articoli: quelli in cui si sancisce la sovranità del popolo, l’inviolabilità della libertà di voto, di pensiero, di parola, di stampa, di dimostrazione pacifica. Sono diritti che a noi, europei avvezzi ad una democrazia funzionante, sembrano quasi scontati, ma che nella “democrazia” russa non sono per nulla garantiti, come denunciano le proteste di Olga Misik e di tanti altri giovani cittadini russi.

Negli ultimi anni, infatti, la Russia sta decisamente abbandonando gli ideali democratici che ne hanno ispirato la Costituzione del 1993, redatta subito dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Appellandosi ai cavilli della legge, i gerarchi russi hanno ristretto sempre più le libertà personali e pubbliche dei cittadini, mascherando questo attacco alla democrazia con informazioni lacunose sulle condizioni del paese e con una propaganda che racconta all’Occidente di una Russia prospera e felice, priva di disuguaglianze sociali ed economiche, che, semplicemente, non esiste. A denunciarlo sono in molti – in prima linea giornalisti ed intellettuali –, che vivono con il costante timore di essere imprigionati per la loro attività di libera informazione. Tra questi la giovane Olga, che, sfidando le autorità russe, ha intrapreso alcuni viaggi in Europa per denunciare ciò che ha visto e subìto in patria.

Le manifestazioni – che sono consentite, previa autorizzazione – vengono quasi sempre impedite per motivazioni futili, e le poche che vengono autorizzate devono svolgersi in zone periferiche o difficilmente raggiungibili, risultando di conseguenza pressoché invisibili. Spesso, manifestazioni pacifiche vengono sedate con la forza, e ad oggi sono migliaia gli arresti e i pestaggi ai danni dei dimostranti; la stessa Misik è stata più volte arrestata.

Nonostante i moltissimi ostacoli, il 2019 ha registrato tassi di partecipazione sempre più alti, soprattutto nelle grandi città e tra i più giovani; al contrario, nelle zone rurali e fra gli adulti Putin raccoglie ancora grandi consensi. La stessa Olga ha raccontato di trovarsi spesso a discutere con il proprio padre, convinto sostenitore di Putin e del suo pugno di ferro. Probabilmente, nella memoria di molti,  è ancora ben vivo il ricordo del caos dei primi anni Novanta, rispetto al quale si preferisce, paradossalmente, una politica illiberale. Ma i giovani, che grazie a Internet ben conoscono gli stili di vita e le possibilità dei loro coetanei occidentali, non sono più disposti a permutare la pace con la libertà.

Come sottolinea l’ultimo rapporto di Amnesty International, in Russia «sono state applicate ulteriori restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. [...] I diritti culturali sono stati limitati, anche attraverso rappresaglie e autocensura [...]. In tutto il paese sono state organizzate le più grandi proteste degli ultimi anni. Centinaia di manifestanti pacifici, semplici passanti e giornalisti sono stati arrestati; molti sono stati sottoposti a trattamento brutale, disumano e degradante, detenzione arbitraria prolungata e processi iniqui, che hanno avuto come conseguenza pesanti multe e ordini di “detenzione amministrativa” per diversi giorni».

Benché le proteste della scorsa estate siano nate in reazione ad un eccessiva ingerenza del governo centrale nelle elezioni locali che si sarebbero tenute in settembre, ad essere messo in discussione dai cittadini scesi in piazza è il funzionamento dell’intatto sistema, in primis la dilagante corruzione che lo connota. Nel caso delle ultime elezioni, in particolare, la mancanza di limpidezza è stata lampante: i candidati di opposizione hanno dovuto raccogliere fino a 5.000 firme per potersi iscrivere, salvo poi vederle quasi tutte invalidate dalla Commissione elettorale. Migliaia sono stati, durante questa inedita ondata di proteste (per otto fine settimana consecutivi, tra luglio e agosto, imponenti cortei, per la maggior parte non autorizzati, si sono riversati nelle principali arterie cittadine), gli arresti; molti dei manifestanti si dichiarano tuttavia imparziali rispetto alle lotte partitiche, ed interessati a manifestare il proprio dissenso nei confronti della repressiva gestione del potere.

Le proteste hanno ottenuto crescente risonanza nei media internazionali, riuscendo a far accendere i riflettori sullo stato di malessere della democrazia russa, oggi sempre più minacciata nei suoi principi cardinali. A far riflettere è il fatto che i protagonisti di questo sommovimento siano, una volta di più, proprio le componenti più giovani della società russa, che rivendicano quei diritti che ogni democrazia propriamente intesa dovrebbe garantire, e dei quali si sentono invece defraudati. Certo è che, da soli, giovani ed attivisti non potranno modificare il sistema: come Olga ha denunciato durante il suo intervento alla Fiera editoriale “Più libri, più liberi” di Roma nello scorso dicembre, gli arresti politici si fanno sempre più frequenti, ed è via via più difficile combattere pacificamente e con mezzi impari un sistema giuridico e di sicurezza tanto forte e potente.

Al coraggio di chi, nonostante la giovane età ed i molti pericoli, si è assunto l’impegno di mettere in discussione l’esercizio illecito del potere, deve ora rispondere la Comunità internazionale: se la Russia vuole essere considerata al pari delle altre democrazie occidentali, deve impegnarsi a rispettarne i valori più profondi.