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Premessa. Esistono molti modi per ricordare quel che è accaduto cent’anni fa con la Rivoluzione russa, e sul punto anche al Cremlino sembrano essere piuttosto confusi. Pare quasi di vedere consiglieri e generali seduti attorno a un tavolo mentre domandano con tono scaramantico: è meglio parlarne o fare finta che non sia successo? Il regista Alexei Uchitel non si è fatto impressionare dai ricorsi dalla storia e ha deciso di portare sugli schermi una parte popolare della commedia, ovvero il legame fra l’ultimo zar, Nicola II, e la ballerina Matilda Kschessinska. Come si capisce, si tratta di legame soprattutto carnale.

Del film la Russia parla ormai da un anno, anche se l’arrivo nelle sale è previsto alla fine di ottobre, giusto in tempo per la ricorrenza. Sempre che la Duma non riesca nell’impresa di fermarlo. Perché le prime scene già trasmesse su internet hanno sollevato polemiche imponenti. Vuoi per le battute crude nei confronti dei caucasici; vuoi per una locandina considerata sconcia; vuoi per lo sguardo che Uchitel rivolge a Nicola II Romanov. Uno sguardo nudo, nel vero senso della parola, perché l’attore tedesco Lars Eidinger che interpreta lo zar compare più volte senza veli, intento in scene audaci con quella che è stata la sua amante. Uno scandalo per qualche scena di sesso ottocentesco? In effetti non ci sarebbe niente male se Nicola II non fosse un santo della Chiesa ortodossa. Anche a questo si devono gli strilli della Russia bacchettona.

Alla guida del partito contro Matilda c’è una giovane donna, Nataliya Poklonskaya, ex procuratore generale della Crimea, oggi numero due della Duma. Poklonskaya dice di avere ricevuto 100,000 lettere di protesta per bloccare il il film. Così ha domandato di applicare tutte le norme previste dalla legge nel caso in cui una manifestazione pubblica offenda i sentimenti religiosi. Lo scontro culturale è a sufficienza serio nelle schiere stesse del putinismo. I duri e puri dell’autocrazia invocano la censura. Il governo ha respinto le critiche e ha comunicato che il film uscirà regolarmente nei cinema di tutto il paese. Persino il portavoce di Putin è dovuto intervenire per difendere Matilda, definendo le proteste degli ortodossi “assolutamente inammissibili”. Poklonskaya, però, non sembra avere alcuna intenzione di abbandonare il discorso.

Nel merito. Matilda nacque Krzesinska in una famiglia di origini polacche nel 1872 poco lontano dalla residenza degli zar a Peterhof. La storia è autentica, l’autrice americana Adrienne Sharp l’ha raccontata in un romanzo che l’editore Neri Pozza ha pubblicato in Italia (il titolo è “La ballerina dello zar”). Esiste poi un’autobiografia uscita prima in Francia negli anni Sessanta (“Souvenirs de la Kschessinska”) e subito dopo in Gran Bretagna (“Dancing in St. Petersburg: The Memoirs of Kschessinska”): le due edizioni sono esaurite, ma una versione completa del testo in inglese si trova su internet. Sia come sia. A ventiquattro anni Matilda era già la prima ballerina dei teatri imperiali di Pietroburgo. Nessuno dubita che avesse un innato talento, ma molti già allora sospettavano che il successo dipendesse soprattutto dal favore della casa Romanov.

Lo avete capito da soli: sembra che la ragazza si desse da fare molto prima di Rasputin nel Palazzo d’inverno. Attorno agli Novanta dell’Ottocento conobbe lo zarevich Nicola, all’era diciassettenne. Fu la sua amante per tre anni, sino al matrimonio del futuro imperatore con Alexandra Fedorovna. Ma nella corte il suo nome continuò a scorrere da un orecchio all’altro anche per le relazioni vere o presunte che fossero con il granduca Sergei Mikhailovic e con il cugino Andrei Vladimirovich, tutti e due della famiglia Romanov. Si dice che il figlio di Matilda, il principino Vladimir, nato nel 1902, non abbia mai conosciuto la vera identità del padre biologico. Le frequentazioni nei salotti di Pietroburgo permisero a Matilda di mettere insieme un gran numero di proprietà. Ma in quell’era di turbamenti i rapporti con la casa reale non le impedirono certo di stringere amicizie fra i rivoluzionari. Così, dal balcone della sua splendida casa nel centro della capitale, Lenin tenne un famoso discorso pubblico di ritorno dalla Svizzera nel 1917 (oggi quell’edificio ospita il magnifico Museo della storia politica). Matilda fuggì in Francia dopo l’ascesa al potere dei bolscevichi. Morì alla vigilia dei cent’anni. Come tutti sanno, al suo amante Nicola le cose andarono decisamente peggio nei boschi di Ekaterininburg.

Reazioni. Secondo Poklonskaya, Uchitel ha messo in scena un copione colmo di satanismo e pornografia: “Quella non è la nostra storia”, ha detto in una intervista a Kommersant. Per cancellare il peccato i cosacchi si sono riuniti a Mosca con cinquecento fedeli ortodossi il primo di agosto tenendo icone fra le mani. Tutti insieme hanno pregato contro il film. Pensate che forse una parte della Russia abbia preso la questione un po’ troppo seriamente? Considerate allora che secondo l’agenzia di stampa Interfax lo stesso è accaduto in decine di città, da Samara a Khabarovsk, al confine con la Cina, da Vladimir a Volgograd, nel sud del paese, e poi in Serbia, in Austria e Moldavia.

Non è finita. Al fianco di Poklonskaya si stanno schierando molti governatori. Hanno cominciato quelli della Crimea, secondo i quali sarebbe necessario fermare la pellicola per ragioni di buongusto. Poi ci si è messo il ceceno Kadyrov, che ha domandato al suo ministro della Cultura di mettere al bando il film, e quello è parso ben lieto di ricevere la richiesta. Il regista Uchitel non è sembrato sorpreso: ha addirittura invitato Kadyrov a guardare Matilda insieme a lui per farsi un’opinione seria sulla storia. Anche il presidente ingusceto Yanus Bek Evkurov ha detto che la censura sarebbe necessaria. Cambiate i nomi del dibattimento e crederete di essere tornati ai tempi del Falso Dmitry. Non sono in pochi a pensarla in questo modo.

Uno che sembra credere ai ricorsi della storia è Konstantin Raikin, il direttore della Scuola superiore di recitazione, personaggio estremamente noto nella cultura contemporanea. Per Raikin tutto è scritto nei classici russi e basta leggerli per rendersi conto che avevano previsto ogni cosa. “Prendete in mano i Demoni e avrete la percezione che qualcuno di nome Dostoevskij abbia scritto di nascosto quel che sarebbe accaduto ai giorni nostri. Quell’era d’oro dovrebbe essere il nostro vaccino contro la crudeltà, la stessa alla quale assistiamo sempre più frequentemente. Ci sono organizzazioni pubbliche che pretendono di vietare qualunque cosa, il che diventa ogni giorno più pericoloso. Pensateci. Abbiamo già assistito a tutto questo. Agli appelli affinché si punisse. Alle guerre senza regole combattute in nome del popolo”. Bentornata, Rivoluzione russa.