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La Russia sulla Libia ha una doppia linea o bluffa?

La Russia sulla Libia ha una doppia linea o bluffa?

Da qualche settimana la Russia viene descritta come il puntello che sta permettendo la sopravvivenza militare di Khalifa Haftar, signore della guerra della Cirenaica impegnato nel tentativo di conquistare Tripoli. Contractor appartenenti a una società vicina al Cremlino si trovano sul terreno e stanno effettivamente dando una mano agli haftariani. La loro presenza è certa, denunciata apertamente dal governo libico e dagli Stati Uniti. L’efficacia piuttosto ovvia: si tratta di ex militari provenienti dai reparti speciali, ben armati, con in mano tecnologie avanzate che nel quadro del conflitto libico — fatto di scontri di posizione al rallenty portati avanti da miliziani improvvisati — possono essere determinanti. Secondo gli americani per modello, un drone della Usaf da diversi milioni di dollari è stato abbattuto dalla loro contraerea (e forse la stessa sorte è toccata anche a uno italiano).

Ma questa presenza russa pare non avere copertura omogenea. Ossia, al Cremlino non tutti gli apparati la assorbono in modo uguale. Sembra molto più spinta dalla Difesa, mentre dagli ambienti della diplomazia si frena. O così pare. Oggi la feluca incaricata dalla presidenza di guidare il gruppo di contatto Russia-Libia, Lev Dengov, ha parlato apertamente contro l’offensiva di Haftar.

Secondo una fonte libica informata sul dossier, nell’convegno presidenziale previsto per inizio gennaio tra Recep Tayyp Erdogan e Vladimir Putin i due leader “troveranno un accordo sulla crisi”. Posizione che ricalca più quella della sfera diplomatica, lontana dalla soluzione militare pensata da Haftar e sostenuta dai contractor russi e pure dalle dichiarazioni con cui il turco annunciava la possibilità di inviare truppe per assistere Tripoli.

Va detto che questa apparente divisione intra-russa potrebbe essere un metodo con cui il Cremlino mantiene una doppia linea d’azione, funzionale a tenere contatti con entrambi gli schieramenti, in una partita in cui russi e turchi sono entrati in gioco con forza ripetendo uno schema simile a quello visto in Siria.