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I Balcani occidentali sono da tempo al centro di una forte querelle tra Stati Uniti, Russia ed Europa, ciascuna delle quali accusa l’altra di tentare di portare la regione dalla propria parte a scapito dell’altra. È su questo sfondo che si è consumato giovedì notte un grave incidente, avvenuto a Podgorica, capitale del Montenegro, dove un uomo – identificato poi come Dalibor Jaukovic, cittadino montenegrino nato in Serbia – ha lanciato due ordigni contro l’ambasciata americana.

Dopo aver scagliato una granata M75 “Kashikara” oltre i cancelli del compound di Podgorica, Jaukovic ha fatto deflagrare un altro ordigno che gli è risultato fatale. Gli investigatori giunti sul posto lo hanno trovato riverso sulla strada, dove si era formato un cratere, e hanno inizialmente valutato l’ipotesi del suicidio, ma le indagini successive hanno delineato meglio l’identikit e soprattutto le motivazioni dell’autore. Un autore dalle idee politiche molto chiare e con un forte rancore per le scelte prese dal suo paese negli ultimi anni, a partire dall’ingresso nella Nato, soluzione alla quale la Russia – verso cui andavano le simpatie di Jaukovic – si è fermamente opposta dalla prima ora.

Jaukovic aveva militato nell’esercito serbo negli anni ’90, e aveva ricevuto una decorazione dall’ex presidente Slobodan Milosevic per l’impegno profuso durante la campagna di bombardamenti Nato che ha colpito la Serbia nella primavera del 1999. Compulsando la sua pagina Facebook, gli investigatori hanno appurato il suo risentimento nei confronti degli Stati Uniti per la campagna del 1999 nonché per il loro sostegno all’indipendenza del Kosovo. Jaukovic era anche membro di un gruppo Facebook di “Russofili”, in cui il 15 febbraio aveva scritto “Vergognati Montenegro. I fascisti sono più vicini a noi che alla Russia”. A maggio, sulla sua bacheca aveva scritto laconicamente “No alla Nato”. In alcuni post inoltre Jaukovic denigrava la figura di Milo Djukanovic, presidente del Montenegro all’era della guerra in Kosovo che poi, da primo ministro, ha sposato posizioni filo-occidentali e avviato l’iter per l’ingresso del Montenegro nella Nato, di cui nel giugno scorso è diventato il 29mo membro.

L’attinenza del Montenegro all’Alleanza Atlantica, nonché la sua candidatura alla membership dell’Unione Europea, appaiono dunque tra le chiavi di lettura di questo episodio. I Balcani occidentali sono da tempo al centro di una forte diatriba tra Russia, Usa ed Europa, che si accusano a vicenda di ingerire negli affari interni di questi paesi e di spingerli a rientrare nelle loro sfere di influenza. Il piccolo Montenegro è parte integrante nonché calda di questa disputa, come ha mostrato il clamoroso arresto il giorno delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2016 di un gruppo di serbi e montenegrini con l’accusa di inscenare un golpe e possibilmente assassinare l’uomo forte del paese, Milo Djukanovic, il tutto allo scopo di prevenire l’ingresso del Montenegro nella Nato. Quattordici persone sono al momento sotto processo, inclusi due cittadini russi che sono riusciti però ad abbandonare il paese.

Che la posta in gioco sia alta lo testimoniano i toni accesi delle dichiarazioni dei vari leader. In visita in Slovenia lo scorso mercoledì, il ministro degli esteri di Mosca Sergei Lavrov ha sottolineato che essere membri della Nato o dell’UE “non significa necessariamente evitare contatti con stati che non sono inclusi in queste organizzazioni internazionali”, chiaro riferimento alla Russia. “Penso”, ha aggiunto, “che sia assolutamente dannoso spingere qualunque paese verso false scelte, o vai a Ovest o vai a Est. (…). Sfortunatamente, alcune delle nostre controparti ad Occidente procedono proprio con questa logica quando comunicano con i paesi del Balcani occidentali”.

Parole che vanno lette in relazione a quelle del vice-presidente americano Mike Pence, che lo scorso 2 agosto fece tappa proprio in Montenegro per un summit con i leader dei paesi balcanici. Ai suoi interlocutori Pence ricordò che “il futuro dei Balcani Occidentali è in Occidente”. “Il vostro coraggio”, aggiunse, “specialmente di fronte alle pressioni russe, ispira il mondo e io vi apprezzo molto per questo”.

Coincidenza vuole che proprio domani il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker cominci una lunga visita nei Balcani occidentali insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e il commissario Ue per l’Allargamento, Johannes Hahn. La troika è attesa domani nell’ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, da dove poi farà tappa in Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria.