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Con chi si schiera il M5S tra Russia e Stati Uniti

Con chi si schiera il M5S tra Russia e Stati Uniti

Da una parte ci sono Russia e Stati Uniti, i due Paesi che hanno incarnato le più forti e durature ideologie del Ventesimo secolo e che oggi tornano a viaggiare su linee divergenti. Dall’altra, invece, c’è il Movimento 5 stelle, un partito che si professa “post-ideologico” e tuttavia è chiamato a prendere una soluzione netta sulla linea della sua politica estera: “Con chi schierarsi?”.

Nelle questioni di politica interna, il posizionamento ondivago del M5S non ha mai creato imbarazzi ai suoi leader e, anzi, ha permesso al partito di Luigi Di Maio di lasciarsi trasportare senza zavorre dalle diverse folate di vento stagionali. Lo stesso approccio tentato, fin quando si è potuto, di fronte alla scelta di campo tra Usa e Russia.

I primi contatti tra Movimento e Federazione russa si stringono dopo la dura sconfitta dei grillini alle elezioni europee del 2014. La fascinazione per il Cremlino da parte delle anime più rivoluzionarie e movimentiste dei Cinque stelle è immediata. Da quel momento, seguono numerosi incontri con i referenti del governo russo in Italia e a Mosca. Appuntamenti grazie ai quali si stringe sempre di più un rapporto diplomatico fondato su visioni comuni, come quelle fortemente critiche nei confronti della Nato. Non solo. Gli incontri servono anche a stringere veri e propri accordi, come l’impegno a “intrecciare rapporti più intensi con la Russia una volta al governo”, dichiarato da Alessandro Di Battista in una attuale intervista a La Stampa. Rapporti, questi, che troverebbero possibili punti d’approdo sia in ambito militare, con il progetto di una sinergia tra le intelligence dei Paesi Ue, Nato e della Federazione russa, sia in ambito economico, con la promessa di chiedere a Bruxelles la cancellazione delle sanzioni alla Russia.

Il nuovo corso del Movimento, impresso da Di Maio con la sua candidatura a premier, viaggia però in un’altra direzione. L’orientamento moderato, cattolico e poco avvezzo al movimentismo, con cui il giovane leader grillino ha targato il suo nuovo M5S, mal si accorda con una spericolata rottura con gli Stati uniti. Non è un caso che negli Usa Di Maio sia andato in visita più di una volta negli ultimi mesi, mentre a Mosca il candidato premier del M5S non si sia mai accreditato. Con lo stesso spirito, negli ultimi mesi, la macchina elettorale pentastellata si era avviata per ammorbidire e smussare le posizioni sulla Nato e per intensificare i rapporti diplomatici con gli americani. Da questo lavorio nasce il messaggio chiarificatore portato in questi giorni da Di Maio: “Gli Stati Uniti sono nostri alleati storici; la Russia è un interlocutore fondamentale”. Una differenza di peso e considerazione evidente, tra “alleato” e “interlocutore”, che segna l’ennesimo cambio di bandiera dei Cinque stelle.