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È partita la grande rincorsa della Russia sul mercato del Gnl

È partita la grande rincorsa della Russia sul mercato del Gnl

Per capire come la Russia vuole giocare un ruolo da protagonista anche nel gas naturale liquefatto (Gnl) bisogna guardare fino al Circolo polare artico. Il progetto “Yamal Lng”, guidato dalla società privata Novatek, ha iniziato ad essere operativo con la prima delle sue tre linee di produzione. Si tratta del primo centro di estrazione e liquefazione della Russia in territorio artico. Un gigante da una capacità produttiva di 5,5 milioni di tonnellate l’anno mentre dal 2019 l’impianto a pieno regime produrrà 16,5 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto l’anno.

E’ rilevante che la paternità del mastodontico progetto nell’Artico russo sia della privata Novatek. Gazprom, il principale operatore russo del gas naturale ed esportatore verso l’Europa, non ha fino a qui cavalcato il successo a livello generale del Gnl. Fino a oggi l’intera produzione di Gnl russo proveniva dall’isola di Sakhalin, dove una produzione annuale di 4,4 miliardi di metri cubi ha permesso a Mosca di assicurare il 4,5% del mercato generale. Già negli anni ’70 Mosca aveva pensato di espandersi sul mercato del metano liquefatto da vendere in Nord America e ai paesi dell’Asia-Pacifico. Un nuovo interesse per questo tipo di produzione c’è stato negli anni ’90 quando è stata superata la fase di pianificazione dell’impianto di Shakalin, nell’Estremo Oriente russo. Tuttavia la mancanza di sbocchi sul mercato ha frenato l’avanzamento dei progetti di esportazione così quando si è verificata l’esplosione dello shale degli Stati Uniti, la Russia si è trovata senza quote di mercato.

La società guidata dal Ceo Leonid Mikhelson è riuscita ad avviare la produzione di Gnl facendosi affiancare dalle major europee e dai cinesi. Yamal Lng è, infatti, di proprietà di Novatek al 50,1 per cento, con la francese Total e la compagnia statale cinese (Cnpc) al 20 insieme al Fondo cinese per la Via della seta (9 per cento). Una struttura nata appositamente per estrarre metano tra i ghiacci della penisola di Yamal che potenzialmente contiene più gas del Golfo Persico.

Quattro anni fa il Cremlino ha posto fine al monopolio statale di Gazprom sulle esportazioni di metano liquido e il governo ha esentato il Gnl dalle tasse di esportazione (che sono al 30% per le forniture di gasdotti di Gazprom). Nel giorno dell’inaugurazione del nuovo impianto nella gelida penisola di Yamal era presente anche il presidente Vladimir Putin. E’ stato lo stesso capo del Cremlino a dire che la Russia ha bisogno di più progetti per l’esportazione di gas naturale liquefatto. Un’operazione che nelle intenzioni di Putin non dovrebbe portare all’indebolimento delle posizioni esistenti sul mercato del gas distribuito attraverso i gasdotti. Come ha fatto notare Bloomberg, Putin è determinato a rendere competitivo l’Artico russo nella produzione di idrocarburi che ha trasformato il Qatar nel Paese con il più altro Pil pro capite.

Il mese scorso Gazprom ha approvato il programma di sviluppo per il 2017-2019, che comprende l’uso del Gnl di piccola taglia con la produzione di metano liquido e la costruzione di stazioni di rifornimento presso i propri siti industriali e le società controllate. Ad oggi il gigante russo sta lavorando alla realizzazione di progetti infrastrutturali per la produzione e la distribuzione di Gnl a Sakhalin II, Vladivostok, nella regione di Leningrado e Kalingrad.

Per quanto riguardo Yamal, il progetto dei russi prevede di utilizzare per l’esportazione una rotta che dall’Artico, attraverso il Mar del Nord, arrivi in Asia nei cinque mesi dell’anno in cui lo scioglimento dei ghiacci consente la navigazione servendosi delle navi rompighiaccio.