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Trattativa Lega Russia, la testimone Irina e i segreti dell'convegno di Matteo Salvini a Mosca

Ha fatto da traduttrice nell'convegno riservato tra l'ex ministro leghista e il vicepremier russo Kozak. E ha aiutato Savoini con Gazprom. Ecco perché è una teste chiave la donna sentita dalla procura di Milano nell'inchiesta sulla trattativa del 18 ottobre 2018 per finanziare la Lega con soldi russi.

Se fosse un romanzo, il titolo sarebbe scontato: Irina e la trattativa. Ma è tutt'altro che una storia di fantasia quella che vede Irina Aleksandrova testimone dell'inchiesta giudiziaria della procura di Milano sulla trattativa per finanziare la Lega con soldi russi. Irina, dunque, la donna dei misteri sovranisti a Mosca. La teste chiave, forse, per chiarire i contorni politici dell'affaire Metropol, l'hotel del centro della capitale della Federazione, a pochi passi dal Cremlino, dove il 18 ottobre 2018 l'emissario della Lega, Gianluca Savoini, ha trattato con pezzi grossi dell'entourage del presidente della federazione Vladimir Putin una partita di gasolio con l'obiettivo di sostenere la campagna elettorale delle ultime elezioni europee.

Irina non era presente al Metropol. C'era, però, all'convegno politico della sera prima, quello del 17 ottobre, avvenuto a sole 12 ore dall'inizio della trattativa del Metropol nello studio dell'avvocato Pligin, professionista e polirico della cerchia di Putin. Il meeting riservato cioè in cui Matteo Salvini ha stretto la mano al vicepremier russo, con delega agli affari energetici: Dimtry Kozak. È questo il summit, mai smentito da Salvini, che lega Irina Aleksandrova al Russiagate italiano. Avrà parlato di questo ai pm di Milano? Avrà confermato la sua presenza oppure ha smentito categoricamente? Il verbale è secretato, dunque impossibile saperlo. Aleksandrova, contattata a una mail in possesso de L'Espresso non ha risposto.