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Bielorussia e Nagorno Karabakh: la Russia attaccata su due fronti

L’Unione europea si rifiuta di riconoscere Lukashenko come presidente legittimo della Bielorussia.

Secondo l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Josep Borrell, la cerimonia segreta di insediamento del 23 settembre “manca di qualsiasi legittimazione democratica”.

È “commovente vedere centinaia di migliaia di bielorussi scendere in piazza ogni fine settimana per protestare pacificamente, con coraggio e dignità”, si legge sul blog di Borrell.

“È chiaro che Lukashenko deve andarsene”, gli fa eco Macron dalle pagine de “Le Journal du Dimanche”, anche lui “colpito dal coraggio dei manifestanti”, che pur “consapevoli dei rischi che corrono sfilando ogni fine settimana”, “portano avanti la protesta per dare vita alla democrazia in questo Paese che ne è stato privato per tanto tempo”. E aggiunge: “Ho detto a Putin che la Russia deve fare la sua parte”, “era quindici giorni fa, ancora non ci siamo”.

Al Cremlino, però, la pensano diversamente: il mancato riconoscimento di Lukashenko da parte dell’Occidente equivale a un’ingerenza negli affari interni della Bielorussia e a una violazione delle norme del diritto internazionale.

Intanto domenica si sono riaccese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian, a quanto pare a causa di un attacco azero sul Nagorno Karabakh. Si registrano vittime tra i civili da entrambe le parti.

Le autorità di Stepanakert e di Erevan hanno proclamato la legge marziale e annunciato la mobilitazione militare, mentre Ankara ha ribadito il suo supporto a Baku.

La Corte Suprema dell’Ecuador ha ordinato l’arresto dell’ex presidente del Paese, Rafael Correa, dopo la conferma della condanna a otto anni per corruzione da parte della Corte di cassazione lo scorso 8 settembre.

Anche in riferimento alla condizione di Correa in Ecuador, un gruppo di deputati britannici guidati dal laburista Richard Burgon ha presentato, nei giorni scorsi, una mozione che condanna i “crescenti abusi del sistema legale in America Latina per scopi politici”.

Intanto, sempre nel Regno Unito, proseguono le udienze sulla richiesta di estradizione negli Usa di Julian Assange, cui Correa aveva garantito asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra (concessione in seguito revocata dall’attuale presidente ecuadoriano, Lenín Moreno).

Il giudice Vanessa Baraitser ha accordato quattro settimane alla difesa per preparare l’arringa finale, aggiungendo che, in ogni caso, il suo verdetto non arriverà prima della conclusione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Le comunicazioni dei dipendenti di Amazon sono monitorate contro la comparsa di sindacati. A lanciare l’allarme tra il personale dell’azienda, un dipendente di Amazon Web Services.
Nelle settimane scorse, incalzato dalle proteste sui social media, il gigante dell’e-commerce ha cancellato due offerte di lavoro da uno dei suoi siti: riguardavano le posizioni di “analista di intelligence”, incaricato, tra le altre cose, di riferire su questioni sensibili come la “minaccia dell’organizzazione dei lavoratori contro l’azienda”.
Prevista per il fine settimana a Lille, in Francia, la riunione dei dipendenti europei di Amazon, con l’obiettivo di ottenere condizioni di lavoro migliori.