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Russia | Siria | Compagnia militare privata Wagner

La dinamica non è ancora chiarita e neppure il numero dei morti e cosa stessero facendo là quei 500 combattenti della compagnia russa Cvk Wagner (la sigla sta per Chastnaja Voennaja Kompanija, Compagnia militare privata) nella cosiddetta battaglia di Khasham, sulla collina vicino al fiume Eufrate, nord est della Siria dove nella notte dell'8 febbraio scorso gli aerei della coalizione Usa li hanno attaccati facendo numerosi morti.

Secondo le diverse fonti i numeri divergono non poco: dagli 11 ai 200 uccisi. La notizia di quello che è accaduto ha preoccupato il Cremlino, a cui sono giunte nelle ultime ore le richieste di chiarimenti da parte dell'opposizione extra-parlamentare (primo fra tutti, Grigorij Javlinskij, storico leader dei liberal di Jabloko).

Come spesso accade in questi casi è tutto uno scaricabarile: il Cremlino non nega di essere stato a conoscenza dell'attività del gruppo Wagner nelle zone delle operazioni militari in Siria ma specifica che non sono coordinate con il quartier generale russo.

Il Pentagono ha fatto sapere di aver avvertito i russi dell'imminente attacco contro i mercenari che avevano assaltato el-Isba, una zona di produzione petrolifera e di gas in mano ai curdi ma i russi hanno negato la circostanza.

Fatto sta che Wagner si ritrova ad essere di nuovo una patata bollente per Mosca. Di quelle che però prima si usano e poi si buttano via se bruciano troppo.

La compagnia Cvk Wagner venne fondata tra il 2013 e il 2014 dal colonnello russo, Dmitrij Utkin e sarebbe diretta emanazione di un altro corpo paramilitare che si chiamava Slavjanskij corpus. Nel 2014 sarebbe stato proprio il gruppo Wagner ad intervenire in Crimea in un misterioso (e mai confermato) blitz contro le forze regolari ucraine (il referendum che portò l'annessione della penisola alla Russia non fu all'inizio indolore come la narrazione di Mosca ha sempre sostenuto).

È invece dal 2015 che viene registrata la presenza dei paramilitari della compagnia di Utkin in Siria. La prima grande operazione fu la liberazione di Palmira dai combattenti dell'Isis nel 2016. Nel 2017 ci furono le prime consistenti perdite in Siria tra le fila del gruppo. E proprio nello stesso anno viene denunciata la loro presenza nel Donbass che risalirebbe al 2014.

Battaglioni della Wagner avrebbero partecipato ad azioni anche in Sudan a sostegno del governo di Omar Bashir. Ma è proprio in quest'ultimo incidente che il ruolo della Cvk Wagner e del suo mentore, Utkin si è probabilmente svelato in maniera più chiara. Dietro all'ex-colonnello infatti ci sarebbe il businessman russo, Evghenij Prigozhin, uno strano oligarca proprietario dell'azienda Konkord M il cui core-business sarebbe il commercio di prodotti alimentari. Ma, come pubblicato dal sito russo vicino all'opposizione, fontanka.ru quello di Prigozhin sarebbe un vero e proprio sistema di intrecci inestricabili (nulla di nuovo, insomma).

Prigozhin sarebbe molto vicino alla compagnia OOO Evro Polis che avrebbe puntato alcuni siti per la produzione e la lavorazione di materie prime energetiche, dal petrolio al gas, proprio sulla riva dell'Eufrate, la stessa area dove nella notte dell'8 febbraio scorso le forze Usa hanno bombardato un presunto assalto alla ex-fabbrica Conoco, in mano ai curdi, da parte delle milizie pro-Assad, secondo alcuni, nelle cui fila erano presenti appunto i mercenari della Wagner.

Proprio la Wagner, legata a OOO Evro Polis, avrebbe in progetto il servizio di security contractors per quegli impianti. Per i quali, sempre secondo fontanka.ru, sarebbe stato sottoscritto nel 2016 un memorandum tra il ministro delle Risorse energetiche siriano e quello russo. Un accordo che, non avrebbe validità giuridica perchè in assenza di una legge ad hoc. Ma, dice ancora fontanka, l'eventuale futura legge terrebbe conto, cronologicamente, di quel memorandum di due anni fa, anche per quanto riguarda i pagamenti. Da Mosca, ovviamente non hanno mai confermato né smentito la veridicità di questo patto. «Il contenuto di documenti di questo tipo rientra nel segreto aziendale».

Ma da Mosca, ancora nulla su quello che è successo la notte tra il 7 e l'8 febbraio nella provincia di Deij-ez-Zor. L'imbarazzo sembra evidente. Putin ha sempre rivendicato il valore della battaglia e in particolare della vittoria ad ogni costo, ricevendo il consenso popolare. Ma, si sa, quando cominciano a tornare in patria le bare di caduti in conflitti in terra straniera, tutto si fa più complicato per chi è chiamato poi ad assumersi le responsabilità di quei morti. Tanto più alla vigilia di una tornata elettorale.