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Russia | L’ineluttabilità del putinismo

È un po’ la sintesi dell’ineluttabilità per la Russia, e i russi, di fare i conti con un sistema centralizzato e personalistico del potere. Mikhail Khodorkovsky ha espresso tutto il suo pessimismo per il futuro prossimo del suo Paese in una attuale intervista pubblicata su YouTube. «Da un lato, sarei felice se vincesse Alexey Navalny. Un cambio al potere è una cosa buona. Dall’altro, direi ai russi: “Ragazzi, preparatevi a tempi duri”.

L’ex miliardario (in dollari), ex uomo più ricco di Russia ed ex carcerato d’oro nelle prigioni della Siberia (liberato grazie al perdono presidenziale nel 2013), non ha mai nascosto il suo tiepido entusiasmo per Navalny. Questa volta, però, va un po’ oltre, tracciando un bozzetto della condizione russa che non lascia molto spazio alla speranza.

Un tragitto comune ai leader russi

«Se Navalny vincesse, torneremmo a un sistema di monopolio del potere, che non è una cosa positiva per neppure uno. Anche Putin, quando andò al potere per la prima volta nel 2000, si presentava molto più liberale rispetto al passato», ha continuato Khodorkovsy. Il tempo ha mostrato come Putin abbia accentrato sempre di più il controllo delle istituzioni su di sé, realizzando quella verticale del potere che rende oggi così solido il Cremlino. «Il tragitto seguito da tutti i leader del nostro Paese è sempre stato più o meno lo stesso».

Non è un segreto che Khodorkovsky non ha mai manifestato intenzione di supportare Navalny.

Quando, poco meno di un anno fa, l’ex oligarca annunciò la propria intenzione di finanziare una candidato anti Putin (facendo sapere nello stesso tempo che lui stesso non sarebbe entrato in politica attiva), il nome di Navalny non compariva nella terna dei suoi prescelti.

Il leader dell’(inesistente) opposizione russa non gode di grande appoggio nemmeno nel frammentato fronte alternativo a Putin. Le considerazioni sulla sua adiacenza ai movimenti e alle idee nazionaliste, e certo non indulgenti verso le minoranze e i loro diritti, ne fa infatti un candidato a quel “tragitto comune dei leader russi” tracciato da Khodorkovsky. 

Il candidato che (ancora) nonc’è

Il sistema costruito da Putin è fatto per sopravvivergli. Lo sanno bene gli uomini a lui più vicini, tra i quali si possono già immaginare suoi possibili successori. E, pensando ad alcuni di loro, c’è davvero da augurare lunga vita allo zar.

Ma anche nell’improbabile ipotesi di vittoria di un alternativo anti-Putin, come Navalny, è difficile immaginare uno smantellamento del sistema. È più facile che sia il sistema a fagocitare chi giunga al potere. Non sarebbe la prima volta.

Controllo diretto sulle nomine delle più alte cariche dello Stato, Duma asservita al governo e svuotata di indipendenza, magistratura al servizio del Cremlino, Guardia nazionale sotto il diretto comando del presidente e una legislazione sempre più illiberale e plasmabile secondo le esigenze del potere, creano un ecosistema troppo favorevole all’autarchia (o, come piace chiamarla a qualcuno, alla democrazia guidata).

La ricetta, la dà però lo stesso Khodorkovsky, e somiglia un po’ alla scoperta dell’acqua calda: un candidato anti Putin che sia accompagnato nella corsa al potere da un’élite progressista.