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I missili di Kim Jong Un: tecnologia da Russia o Ucraina

Strano a volte come poche, chiare, parole possano essere travisate con ottusa pervicacia. È il caso dell’analisi scritta da Michael Elleman, studioso dell’International istitute for strategic studies (Iiss), che indica nelle mafie e nel traffico d’armi tra Russia e Ucraina i probabili responsabili della tecnologia missilistica nordcoreana.

Appena qualche ora dopo la pubblicazione dell’analisi, e dopo che i principali media anglosassoni l’avevano ripresa a volte con grossolane semplificazioni, è partita la controffensiva del web ucraino contro Elleman. Solite accuse: “pagato dal Cremlino”, “una fake news messa in giro dai russi per calunniare l’Ucraina”, “agente del Kgb”.

Strano, perché nelle parole di Elleman il principale indiziato è proprio la Russia.

Trafficanti d’armi e mafie internazionali

Vediamo cosa ha scritto Elleman. Dopo aver ristretto il cerchio sul tipo di tecnologia utilizzata dagli ingegneri di Kim Jong Un, Elleman giunge alla conclusione che i nuovi vettori utilizzano un motore del tipo RD-250. «Questo tipo di tecnologia è disponibile negli impianti dell’Energomash in Russia e Yuzhnoe in Ucraina. Si può quindi concludere che i motori modificati siano stati costruiti in queste fabbriche.

L’RD-250 era stato progettato in origine dalla russa Glushko per essere incorporati nel primo stadio dei razzi Icbm R-36, usati anche nel vettore spaziale Tsiklon-2 costruito dalla Yuzhnoe.

La Russia ha smesso di servirsi della Yuzhnoe nel 2006, in favore di sistemi domestici. Ci sono quasi certamente centinaia, se non più, di componenti conservate si negli stabilimenti Yuzhnoe che in depositi in Russia, dove lo Tsiklon-2 era usato. Parti possono essere ancora negli stabilimenti dell’Energomash sparsi per la Russia. Dal momento che l’RD-250 non è più utilizzato su missili o vettori, i depositi di parti obsolete sono con ogni probabilità non rigidamente custoditi. Qualche lavoratore deluso o delle guardie sottopagate possono essere indotti a rubare qualche dozzina di motori da uno dei tanti trafficanti d’armi, grupi criminali o contrabbandieri transnazionali che operano nell’ex Unione Sovietica.

I motori, alti meno di due metri e larghi uno, possono essere trasportati in aereo o, più probabilmente, in treno attraverso la Russia fino alla Corea del Nord».

I nordcoreani al mercato dei missili

È un’ipotesi. Fatta da un consulente esperto in difesa missilistica di uno dei più seri think thank al mondo. Un fisico che ha passato vent’anni nei laboratori di ricerca e sviluppo della Lockheed Martin, che ha preso parte alle ispezioni dell’Onu in Iraq come esperto missilistico. E che dal 1995 al 2001 ha diretto il programma per lo smantellamento dell’arsenale missilistico a lungo raggio obsoleto in Russia.

Resta comunque un’ipotesi. Che non giustifica gli attacchi da parte ucraina e – ben più importante – amplifica il silenzio da parte russa.

Ancor di più perché Elleman precisa a chiare lettere che la sua non è un’accusa all’Ucraina. «Questo non vuol implica che il governo ucraino sia coinvolto né lo siano necessariamente i vertici della Yuzhnoe. I lavoratori degli stabilimenti a Dnipro e Plavlohrad, […] che sono vicini ai territori secessionisti controllati dai russi […] potrebbero essere i primi a soffrire della crisi economica ed essere sfruttati da mercanti senza scrupoli, trafficanti d’armi e criminali internazionali che operano in Russia, Ucraina e altrove».

Elleman sottolinea anche come le autorità ucraine da un lato combattano tali pericoli e, dall’altro, che esistono già prove di un interesse dei servizi segreti nordcoreani per la Yuzhnoe: «Nel 2012 due cittadini nordcoreani furono arrestati e incarcerati dalle autorità ucraine per aver cercato di procurarsi componenti missilistici dalla Yuzhnoe».

Vero o supposto, è un caso che fa capire ancora di più quanto siano importanti per tutti noi le sorti dell’Ucraina e del Donbass.