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I Russi a Kobane

All’indomani dell’accordo tra Ankara e Mosca sul nord-est della Siria, sono già nel vivo le operazioni per il pattugliamento dell’area controllata dalle milizie curde dell’Ypg. La polizia militare russa è giunta nella città di Kobane: l’obiettivo è quello di liberare da combattenti e armi 30 km dal confine turco. Per quanto il azzardo di violenze sia ancora esistente, c’è fiducia nella bontà dell’accordo, approvato anche dal Presidente Bashar al-Assad, che dopo la giravolta statunitense ha appoggiato le forze curde in chiave anti-turca.

La creazione della safe zone all’intimo del territorio siriano è di primaria importanza per Recep Tayyip Erdogan. La Turchia, che considera i curdi una forza ostile, ha intenzione di far scorrere, in due fasi, due milioni di profughi siriani ospitati nel Paese. Con l’avvio dell’operazione a est del fiume Eufrate, la condizione in Siria è riprecipitata e ha avuto come conseguenza un cambio negli assetti delle alleanze. La ritirata degli Stati Uniti ha lasciato ampi spazi di manovra alla Russia di Vladimir Putin che, de facto, si è sostituita a Washington quale potenza garante dei trasferimenti ordinati dei migranti dalla Turchia alla Siria.

Le milizie dell’Ypg che hanno combattuto contro l’Isis nel corso della guerra civile hanno operato su un territorio vastissimo, comprese aree non abitate dai curdi. L’entrata in gioco di Assad nel quadro degli accordi permette un ripristino dello status quo precedente l’inizio della guerra e la possibilità per Damasco di riappropriarsi dei territori gestiti fino all’avvio delle operazioni turche dall’Ypg. La Russia, come spiegato dal Vice Ministro degli Esteri Sergei Vershinin, spera che le milizie curde abbandonino volontariamente la regione senza spargimenti di sangue.

Secondo il Portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, “gli Stati Uniti sono stati i più vicini alleati dei curdi negli ultimi anni. Alla fine, li hanno abbandonati e traditi. Ora” — ha detto Peskov — “preferiscono lasciare i curdi al confine, quasi obbligandoli a combattere contro i turchi.” Peskov ha inoltre affermato che se le forze curde non se ne andranno, ci sarà il ritiro della polizia militare russa, col azzardo che l’esercito turco “annienti” l’Ypg.

Con un tweet, Trump ha espresso soddisfazione per la creazione della safe zone. “I curdi sono in salvo, hanno lavorato molto bene con noi.” Nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca ha poi ribadito che il risultato è stato un successo degli Stati Uniti e di nessun altro. Una visione contrapposta a quella russa, che grazie all’accordo ha ottenuto l’immediata fine delle ostilità e rafforzato ulteriormente i legami con la Turchia.