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Arresti e torture contro i Testimoni di Geova: la Russia sfida l’Europa

Violenze, torture, arresti, umiliazioni di ogni tipo e minacce. È il trattamento che le autorità russe riservano da 3 anni a oltre 170mila testimoni di Geova. Le immagini che state vedendo sono quelle riprese da alcune telecamere di videosorveglianza. Raccontano un dramma che si consuma senza clamore mediatico fra le proteste della comunità internazionale.

Abbiamo sentito Margarita Perevozchikova, emigrata in Provincia di Bari dalla Russia. Margarita è diventata Testimone di Geova in Italia. Tutta la sua famiglia è rimasta in Russia a fare i conti con un sistema che li considera estremisti e per questo si accanisce contro di loro.

Il 10 giugno del 2010, la Corte Europea condannò le autorità russe per aver negato arbitrariamente il riconoscimento giuridico ai Testimoni di Geova di Mosca, sulla base delle stesse accuse che vengono usate oggi per perseguitarli. Nella sentenza veniva affermato che i Testimoni di Geova sono una “nota confessione cristiana” e dichiarava come nei loro riguardi le autorità russe non avessero agito in buona fede, trascurando il loro dovere di essere neutrali e imparziali. Tutto ciò in violazione della libertà religiosa riconosciuta dal diritto internazionale.

Incuranti di quella storica sentenza, da allora le autorità russe hanno scatenato una vera e propria persecuzione contro i Testimoni di Geova, acuitasi il 20 aprile 2017 da una sentenza della Corte Suprema russa che ha sancito lo scioglimento degli enti giuridici dei Testimoni in Russia. Da allora in poi le violenze sono aumentate drammaticamente, obbligando alcuni di loro a scappare in altri paesi europei fra cui l’Italia, nei quali è stato loro riconosciuto l’asilo politico con protezione internazionale. L’opposizione subita in Russia dalla comunità dei Testimoni di Geova ci fa tornare indietro al periodo dell’Unione Sovietica.

Al giorno d’oggi ci sono le convenzioni internazionali a garanzia di certi diritti fondamentali, ma che dovrebbero essere fatte rispettare. A tal riguardo il professor Vladimiro Zagrebelsky, giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’era della sentenza del 2010, recentemente ha detto che “La libertà religiosa è assicurata dalla Convenzione europea dei diritti umani e comprende la libertà di credere e di non credere, di cambiare religione o credo, di manifestare la propria religione o credo in privato e in pubblico, con i riti, l’insegnamento e la pratica”.

“La neutralità dello Stato e l’assenza di preferenza per una religione o l’altra – continua Zagrebelsky – sono condizioni essenziali della libertà religiosa, così come il riconoscimento giuridico delle associazioni religiose. I Testimoni di Geova da tempo incontrano nella Federazione russa e anche altrove gravi difficoltà nell’esercizio della libertà assicurata dalla Convenzione. È auspicabile che gli organi del Consiglio d’Europa siano attivi nel vigilare sulla corretta esecuzione delle sentenze della Corte europea e, in generale, sulla garanzia delle libertà previste dalla Convenzione”.

Ogni forma di discriminazione dovrebbe preoccupare tutti, religiosi e non, perché ciascuno di noi in qualche parte del mondo è una minoranza.

Violence, torture, arrests, humiliations of all kinds and threats. It’s the treatment that the Russian authorities have been reserving for over 170,000 Jehovah’s Witnesses for 3 years. The images that you are seeing are those filmed by some video surveillance cameras. They tell a drama that takes place without media hype among the protests of the international community.

On June 10, 2010, the European Court condemned the Russian authorities for arbitrarily denying the legal recognition of Jehovah’s Witnesses in Moscow on the basis of the same charges that are used today to persecute them. The ruling stated that Jehovah’s Witnesses are a “well-known Christian religion” and stated that the Russian authorities had not acted in good faith towards them neglecting their duty to be neutral and impartial. All this in violation of the religious freedom recognized by international law.

Regardless of that historic ruling, the Russian authorities have since sparked severe persecution against Jehovah’s Witnesses, exacerbated on April 20, 2017 by a ruling by the Russian Supreme Court which sanctioned the dissolution of the legal entities of the Witnesses in Russia. Since then the violence has increased dramatically forcing some of them to flee to other European countries including Italy in which they have been granted political asylum with international protection. Margarita is a Russian Jehovah’s Witnesses who lives in Italy. The opposition suffered in Russia by the Jehovah’s Witness community makes us go back to the Soviet Union period.

Today there are international conventions guaranteeing certain fundamental rights, but they must be enforced. In this regard, recently Professor Vladimiro Zagrebelsky, judge of the European Court of Human Rights at the time of the 2010 ruling, said that Religious freedom is guaranteed by the European Convention of Human Rights and includes the freedom to believe and not to believe, to change religion or belief, to manifest one’s religion or belief in private and in public with the rites the teaching and practice. State neutrality and the absence of preference for one religion or another are essential conditions of religious freedom, as well as the legal recognition of religious associations.

Jehovah’s Witnesses have long encountered serious difficulties in the exercise of the freedom guaranteed by the Convention in the Russian Federation and elsewhere – continues Zagrebelsky. It is desirable that the governing bodies of the Council of European rights are active in supervising the correct execution of the judgments of the European Court and, in general, on guaranteeing the freedoms provided by the Convention.
Any form of discrimination should concern everyone, religious and otherwise, because each of us somewhere in the world are a minority!